mercoledý 26 giugno 2019
 
 
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Francesca Amat

 

INTERVISTA A
FRANCESCA AMAT

Vive l’Arte come “Professione” o come “Passione” ?

A. Tarkowskij in un suo film fa dire qualcosa di bello allo stalker come fosse una preghiera. Lo stalker si rivolge a due persone che lui sta accompagnando in un luogo detto la stanza della felicità. dice; "che possano essere felici, che possano crederci, e che possano ridere delle loro passioni, perchè ciò che noi chiamiamo passione non è pura energia spirituale ma solo attrito tra l'animo e il mondo esterno"...La passione accompagna ogni mio passo, ogni innamoramento per oggetti, persone,
luoghi. Probabilmente si manifesta come attrito, nella speranza che diventi energia spirituale. Il cammino dell'arte per me è ricerca profonda, gli strumenti dell'arte si offrono come splendide occasioni di lettura e conoscenza di sè, l'incontro con i limiti è il primo grande passo. Questo percorso mi permette di gioire della scoperta di alcune perticelle del mio universo interiore e questa scoperta mi consente di poter condurre i bambini, i ragazzi, gli adulti in un percorso di autoconoscenza attraverso gli strumenti dell'arte. così la passione che accompagna l'esperienza artistica è diventata professione.

Da dove proviene la sua ricerca ed in quale direzione si sta rivolgendo ?
La mia ricerca viene dal bisogno di non dire.
dalla necessità di fare emergere qualcosa che non è immediatamente comprensibile perchè cela un mistero.
La tensione è sempre rivolta all'inseguire questo
mistero che non si può svelare.

Nella sua vita, è l’Arte l’espressione più giusta per comunicare ?

Le forme sono molteplici. Il mio lavoro professionale si avvale di diversi linguaggi artistici: Il video, la musica, il teatro, la danza e l'arte visiva. tutti sono strumenti di conoscenza e di comunicazione.
L'arte visiva è la mia forma di ricerca più intima e segreta. uno strumento di comunicazione "ineffabile"

E attraverso questo modo di esprimersi, è riuscito/a a dare delle risposte alle problematiche della vita ?

un'opera come strumento di conoscenza può aiutare a risvegliare qualcosa, a riflettere. non da soluzioni o risposte...piuttosto può far emergere delle domande, e questo è interessante. L'arte può aiutare quando viene offerta come strumento di conoscenza. ma più che l'opera è L'artista che può essere utile alla società operando in contesti sociali
e trasmettendo attraverso l'insegnamento quanto
generare arte possa essere d'aiuto per conoscersi e incontrare i propri limiti.

Ritiene che tra le sue opere ce ne sia una in particolare, più significativa ?
Il primo faccione.E' stato l'inizio di un viaggio
durato tre anni alla ricerca del dentro nel fuori.
C’è un’opera d’arte, non sua, che ha rappresentato per lei un importante riferimento ?
Madonna del parto di Piero della Francesca, Le
Amalassunte di Osvaldo Licini, le elegie di Rainer
Maria Rilke,la passione secondo matteo di J.S.Bach, Il
sacrificio di Tarkowskji...

Considera l’Arte fine a se stessa, o crede che possa anche avere una funzione sociale,  quindi  un linguaggio ed  un mezzo per poter cambiare  la realtà  delle cose.(ho risposto prima a questo proposito)

Che cosa ne pensa dell’Arte Contemporanea ?
rispecchia quello che oggi ci accompagna. in generale fatico ad entrare in risonanza con opere
contemporanee.Nell'esperienza visiva mi piace entrare in risonanza con la freschezza.con la pura necessità. ma spesso la freschezza è inglobata o debole e la necessità ragionata o troppo strutturata. bisognerebbe avere il coraggio di esibirsi dopo un percorso lungo e
sofferto...quando è davvero necessario ...ma c'è di mezzo il marketing e il bisogno di affermazione. questo può ostacolare il naturale processo di crescita artistica in un giovane .Pensa che le danzatrici di baharata natyam si esibiscono in india dopo 20 anni di
studio! 

Può parlarci del suo Studio d’Arte ?
il mio studio ufficialmente è una stanza vicino a casa ma in realtà è diventata una struttura portatile da quando lavoro sui quaderni. ho sempre in borsa tutti gli strumenti per lavorare ma paradossalmente mi sposto con chili di cose e raramente riesco a disegnare quando mi sposto.
Questa tensione genera una visione poetica e surreale del mio lavoro, lo studio ambulante, sempre accanto a me in perenne cantiere. Quando raramente riesco a fare una pagina la carta canta e gli altri quaderni sono gelosi.
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