domenica 16 dicembre 2018
 
 
.
Rocco Dubbini

roccodubini.jpgMarche Centro d'Arte - Rocco Dubbini
   
dubbini da anni lavora con "l'oggetto" termosifone. alle fotografie si affianca una libreria realizzata con i termosifoni. così il termosifone è integrato di libri usati, amati, vissuti, oggetti densi dell'energia di chi li ha posseduti. i libri sono stati portati da chi frequenta la galleria

La Galleria Marconi di Cupra Marittima domenica 28 marzo alle 18.00 inaugura la personale di Rocco Dubbini. La mostra conclude Marche Centro d’Arte, dopo il successo riscosso dalla collettiva che ha presentato i lavori di Giovanni Gaggia, maicol e mirco, Gabriele Silvi, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati. La personale è a cura di Simonetta Angelini che è autrice anche del testo critico.

Marche Centro d’Arte è un ciclo di tre mostre che la Galleria Marconi dedica ai fermenti artistici marchigiani, presentato già lo scorso anno e riproposto dopo il successo riscosso. Marche Centro d’Arte vuole dare voce e spazio a un territorio che presenta al suo interno una pluralità di prospettive, idee e linguaggi e che ha fatto di questa sua pluralità un punto di forza e distinzione.
Marche Centro d’Arte è un progetto che rientra nella rassegna Non lo so e non lo voglio sapere

“Un progetto e un processo di concentrazione e spostamento, di saturazione, di archiviazione e cristallizzazione. Oggetti familiari, i libri, che si fanno spazio e distanza, archetipo, relazione, affezione, traccia. Hanno memoria di parole, di gesti, di pensieri ed energia condensata, latente. In stato di equilibrio dinamico. Ad alto rischio entropico.” (Simonetta Angelini)

Non lo so e non lo voglio sapere non è solo una risposta, è anche una provocazione, un atteggiamento e in fondo una forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte potremmo definire culturale. È un modo per affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore? Perché le patate al forno sono sempre troppo poche?
Una risposta spesso comoda, a volte sconvolgente, che esprime una volontà di ignoranza che è molto lontana dall’affermazione socratica che il vero saggio è colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna tensione alla conoscenza, nessuna curiosità, solo distacco e indifferenza.
Spesso davanti a una proposta di tipo artistico questa frase arriva e fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso rispondere alla domanda: perché intitolare in questa maniera una rassegna di mostre?
La risposta in fondo è già nel titolo. 

 

 
< Prec.   Pros. >
.

Libri

Qualcosa di buono

Giorgia Coppari
Casa Editrice Itaca

Leggi tutto...
 















© 2008 Il Faro Verde
www.massimovolponi.it