mercoledì 19 dicembre 2018
 
 
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L’essenzialità al potere.
Mostra : L’essenzialità al potere.
Artista  : Gregorio Barraco Duran
Curatore : Fabrizio Gilardi
Organizzazione e ufficio stampa : Action Art        www.myspace.com/action.art
Inaugurazione : martedì 22 giugno 2010 dalle ore 19
Luogo : Libreria NuovaScaldapensieri, via Don Giovanni Bosco 39, Milano (MM Brenta)  
             Tel. 0256816807    www.nuovascaldapensieri.it
Periodo di apertura della mostra : dal 23 giugno al 30 settembre 2010, chiusa in agosto
Orari :  lunedì 15.30-19.30; martedì 10-22; dal mercoledì al sabato 10-19.30

                                                        
                                                            L’essenzialità al potere.

Una delle caratteristiche che maggiormente mi hanno colpito nell’opera di Gregorio Barraco Duran è la tensione a uscire dai canoni tradizionali non con alte grida, ma sussurrando discretamente la propria ribellione e giungendo solo qua e la a qualche alzata di tono, che va però sempre di pari passo con educazione e rispetto per l’interlocutore. Anche l’essenzialità cromatica non è in lui sinonimo di semplicità banale. Si tratta infatti di pochi colori e talvolta solo uno accoppiato al bianco o al nero, ma elaborati in molti toni differenti, oppure lavorati matericamente in un tormentato sfondo, venendo così a creare affascinanti contrasti.                          
Gregorio Barraco Duran rappresenta i momenti e i sapori diversi dell’umano con una semplicità così fuori dal tempo, così archetipica nei volti, nelle figure e nelle ambientazioni, da potervi riscontrare un qualcosa di naif, pur se i canoni stilistici non sono quelli che di solito associamo all’arte naif, ma vanno invece ricercati in diversi movimenti di avanguardia sviluppatisi a cavallo tra ‘800 e ‘900, quali l’Art Nouveau e il Simbolismo. Non si tratta, a nostro parere, di un limite ma di un merito, tenuto conto che l’artista dell’epoca attuale può raggiungere risultati significativi utilizzando le esperienze di chi è venuto prima, rielaborandole e aggiungendovi qualcosa di suo, e tanto migliore sarà il risultato, quanto più questo qualcosa saprà essere molto.
Tra i temi di Barraco Duran affiora talvolta l’attualità, ma si tratta principalmente di un vissuto che serve da spunto per affrontare i nodi perenni della vita umana quali la solitudine, la comunicazione con le sue difficoltà, il rapporto con gli oggetti e con l’oggetto delle proprie pulsioni, il modo di apparire e i segreti che si nascondono dietro a un volto, le relazioni tra significante e significato in alcuni simboli grafici che talvolta compaiono, i mondi differenti e spesso contraddittori che convivono in una stessa soggettività, ed è proprio la durezza di queste tematiche a rendere maggiori i meriti dell’artista siciliano nel sapersi avvicinare a quello che è attualmente, il suo scopo finale : sintetizzare la complessità fino a renderla essenziale, semplice, e in questa semplicità saper però fare intravedere anche la complessità di cui si è preso coscienza.
(Testo di Fabrizio Gilardi)




Gregorio Barraco Duran nasce nel 1975 a Erice in provincia di Trapani. La prima forma di disegno che studia è quella utilizzata nell’edilizia urbana, frequentando un locale istituto professionale. Negli stessi anni conosce anche gli artisti Giuseppe Messana, Carmelo Morreale e Mario Cassisa. Attratto dalla loro arte ne diventa presto discepolo e, per alcuni anni, si dedica intensamente alla pittura. Si è nel frattempo appassionato anche alla musica e, intorno alla metà degli anni 90, si ritrova a cantare e a suonare il basso in un gruppo rock. Poco dopo il 2000 si trasferisce a Londra dove continua a fare il musicista ma, dopo averla trascurata per alcuni, si riavvicina anche alla pittura, dapprima come scenografo, per poi dedicarsi a ricerche più libere. Nel 2004 torna in Sicilia e inizia a partecipare ad alcune mostre pittoriche principalmente a Trapani. Nel 2007 si trasferisce a Milano dove nel 2009, il Circolo Pokai sito in via Savona, ospita una sua mostra personale dal titolo “I passi del tempo”.   
 
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