domenica 16 dicembre 2018
 
 
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L’ombre de l’autre rive
crespi.jpgStéphanie Nava
L’ombre de l’autre rive
20 maggio - 30 luglio 2010
A cura di Ilaria Bonacossa
In collaborazione con il Centre Culturel Francais di Milano
Vernissage 19 maggio ore 18.30

La mostra di Stéphanie Nava L'Ombre de l'autre rive (L’Ombra dell’altra riva) ci porta ad attraversare spazi emotivamente carichi di suggestioni e memorie, minacce e promesse. I suoi paesaggi e le sue installazioni creano in pochi metri quadrati luoghi mentali capaci di portare lo spettatore in un viaggio spazio-temporale perturbante. I lavori di questa artista corrompendo in maniera sottile spazi domestici e paesaggi architettonici rivelano una forza vitale prorompente e straniante.
 
Entrando in galleria si incontra una sorta di cassapanca sopra cui sono esposti 5 disegni fronte-retro della serie "Repressed spaces” (Spazi repressi). Questi lavori ci interrogano su cosa sia osceno al giorno d’oggiAggiungi un appuntamento per oggi: se la furia distruttiva ed emotiva dei disegni nascosti allo sguardo del pubblico oppure la gelida e controllata repressione degli spazi borghesi rappresentati sul fronte. Il lato ferino di questi disegni sembra scaturire spontaneamente dalla mano dell’artista che ha successivamente immaginato uno spicchio vuoto d’interno domestico, che potesse catturare e forse contenere lo spirito selvaggio che vive sul retro. Attraverso questa installazione Nava parla dell’atto del disegnare e di come attraverso il movimento della mano sul foglio si tenti di catturare qualcosa di intangibile, addomesticando il mondo che ci circonda.
 
La grande installazione ambientale Objet de traduction è un tubo che si snoda avviluppandosi e contorcendosi attraverso la struttura architettonica della galleria, passando da un piano all’altro, guidando il pubblico in un percorso di scoperta delle opere dell’artista.
Il lavoro si articola attraverso due punti di vista segnati da due sedie: quello verso l’esterno inquadrato dalla finestra del mezzanino e l’altro interiore ‘cieco’ nello spazio seminterrato di fronte al muro, dove il pubblico trova un disegno che ritrae il paesaggio che si vede dalla finestra del piano superiore. Legame tra spazi interiori ed esterni, tra l’antica struttura architettonica e la sua ristrutturazione contemporanea, questo tubo di plastica si trasforma in un filo d’Arianna; il veicolo per il trasferimento di parole, un cannocchiale per la voce che permette a due persone distanti di comunicare. Rappresentazione tangibile del trasporto delle parole questo tubo permette  anche a chi guarda il disegno di descriverlo a chi si trova ancora al piano superiore. Per questa installazione Stéphanie Nava sembra essersi ispirata alle parole del famoso fisico italiano Gianbattista della Porta: "Se qualcuno fabbrica dei tubi di piombo estremamente lunghi e vi proferisce all’interno qualche parola, e se un uomo, mentre queste parole vengono pronunciate, tappa un’estremità del tubo, e in contemporanea un altro uomo fa la medesimo cosa all’altra estremità, la voce viene intercettata al centro e rimane immobile come in prigione. Quando verrà aperta una delle estremità del tubo, la voce potrà uscire…”
 
Il dittico, Oui rappresenta due persone: un uomo ed una donna soli, il cui volto è rispettivamente coperto da un paesaggio che portano come un’offerta votiva. Chi sono? Cosa fanno? Il lavoro evoca un mancato incontro,  l’impossibilità di donare se stessi agli altri, attraverso lo scambio tra due habitat differenti, complementari ma anche irrevocabilmente incompatibili come un bosco e una città. Il titolo richiama il romanzo di Thomas Bernhard Ja che racconta un’impossibile relazione amorosa (il protagonista inizia una relazione con una donna che è già stata abbandonata da suo marito - un architetto - in una foresta molto scura dove lui ha fatto costruire una casa - bunker). Così il si affermativo del titolo che suggella l’accettazione incondizionata dell’altro, diventa il segno del compromesso e dell’accettazione dei sacrifici e delle umiliazioni che i rapporti richiedono.
 
Tectonique du désastre amoureux è una scultura-isola, una sorta di banchina di gesso lunga quasi 2 metri che rappresenta un luogo immaginario addomesticato, la rappresentazione di un disastro amoroso come paesaggio naturale. La superficie bianca centrale contiene una montagna e una foresta ed è circondata da semi isole, piccoli territori indipendenti che crescono e sfuggono, che si sfiorano senza toccarsi veramente. È un paesaggio mentale per disastri amorosi che si trasforma completamente a seconda del punto di vista da cui lo si osserva,  anche attraverso i giochi di luce e ombra del ventre di gomma nera appeso sotto la foresta.
 
Infine l’installazione Les Caducs, les persistants, les délaissés si struttura come un gigantesco ‘spartito memoriale’, la rappresentazione tridimensionale e mobile del nostro flusso mnemonico ed emotivo. Così come gli spartiti musicali rendono visibile la musica, l’opera di Stéphanie Nava rappresenta metaforicamente l’incomprensibile processo selettivo che ognuno mette in atto nei confronti dei propri ricordi. I suoi lavori infatti rappresentano il complesso rapporto tra i luoghi fisici e le nostre ossessioni e rimozioni, evocando un tempo naturale espanso segnato da infiniti ritorni in cui le vicende umane sono soltanto dei dettagli insignificanti.
 
Ilaria Bonacossa
 

Stephaniè Nava è nata nel 1973 a Marsiglia. Vive e lavora tra Marsiglia e Londra.
Mostre personali: 2009, Objets de traduction Domaine de Lézigno, Béziers ; Considering a Plot (Dig For Victory), Centre d’art Passerelle, Brest. 2008 Considering a Plot (Dig For Victory), Centre d'art contemporain de la Ferme du Buisson, Marne-la-Vallée ; Considering a Plot (Dig For Victory), Viafarini, Milano
Mostra collettive : 2010 Spatial City :  an Architecture of Idealism, INOVA, Milwaukee, Hyde Park Art Center, Chigaco MOCA, Detroit ; Natura e Destino, Galleria Ricccardo Crespi 2009, INTERMEDIA 10 - a generation of artists' books, 1999 - 2009, O', Milano Crossing - Public /Art Zone, Neon fdv, Milano ; Comicstrip, Le Musée, Sérignan ;Moleskine Detour, Santralistanbul, Istanbul ; Band i/t: fais ce qu’il te plait , Angle Art Contemporain, Saint Paul Trois Châteaux.
Permutations, Musée des Beaux-Arts, Valence. 2008 La vie moderne / revisitée, Centre d’art Passerelle, Brest; Regard-Caméra: portrait de l’artiste en spectateur, Centre d’art contemporain de la Ferme du Buisson, Paris





Stéphanie Nava
L’ombre de l’autre rive
20 May - 30 July 2010
Organized by Ilaria Bonacossa
In collaboration with the Centre Culturel Français of Milan
Preview 19 May, 6:30 pm

Stéphanie Nava’s exhibition L’Ombre de l’autre rive (The Shade of the Other Riverbank) leads us through spaces emotionally charged with suggestions and memories, threats and promises. Her landscapes and installations create in a few square metres mental places capable of taking the viewer on a disturbing journey in space and time. Corrupting domestic spaces and architectural landscapes in a subtle way, her works display an irrepressible and alienating vital force.
 
The first thing you encounter on entering the gallery is a sort of chest, on which five double drawings from the Repressed Spaces series are displayed: drawings that seem to be asking the question of what is obscene nowadays: the destructive and emotional fury of the drawings hidden from the public’s gaze or the icy and controlled repression of the bourgeois spaces represented on the front? The feral side of these drawings seems to spring spontaneously from the hand of the artist, who has subsequently imagined an empty slice of domestic interior, one that might pick up and perhaps contain the wild spirit living on the back of the sheet of paper. This work speaks of how through the act of drawing the artist tries to capture something intangible, taming the world that surrounds her.
 
The large environmental installation Objet de traduction (Object of Translation) is a tube that winds through the gallery, wrapping and coiling itself around the architectural structure and passing from one floor to another, guiding the public in their exploration of the artist’s works. The installation is organized around two points of view marked by two chairs: one looking outwards framed by the window of the mezzanine and another internal, ‘blind’ one in the basement, set in front of the wall, where the public encounters a drawing of the landscape that can be seen from the window on the upper floor. A link between internal and external spaces, between the old architectural structure and its contemporary renovation, this plastic tube turns into a sort of Ariadne’s thread; a vehicle for the transfer of words, a telescope for the voice, so that someone on the mezzanine can tell another person looking at the drawing in the underground room what he or she sees. A tangible representation of the transport of words, this tube allows two people who are physically distant, to communicate. Stéphanie Nava seems to have taken her inspiration for this installation from the words of the famous Italian physicist Giambattista della Porta: ‘If any man shall make leaden pipes exceedingly long, [...] and shall speak in them some or many words, [and] if a man as the words are spoken shall stop the end of the pipe, and [another man] at the other end shall do the like, the voice may be intercepted in the middle, and be shut up as in a prison. And when the mouth is opened, the voice will come forth [...].”
 
The diptych Oui (Yes) represents two people: a man and a woman by themselves, who seem to be displaying a votive offering and whose faces are covered by landscapes. Who are they? What are they doing? The work speaks of a missed encounter, of the impossibility of giving yourself to another, through the exchange between two different, complementary but also irrevocably incompatible habitats like a forest and a city. The title is a reference to Thomas Bernhard’s novel Ja, which tells the story of an impossible love affair (the protagonist begins a relationship with a woman who has already been abandoned by her husband – an engineer – in a very dark forest where he has built a house-bunker). Thus the affirmative yes of the title that sets the seal on the unconditional acceptance of the other instead speaks of compromise and of the sacrifices and humiliations implied by all relationships .
 
Tectonique du désastre amoureux (Tectonics of Love Disaster) is a sculpture-island, a kind of floe made of plaster almost two metres long, which represents an imaginary tamed landscape. The white surface in the middle contains a mountain and a forest and is surrounded by other semi-islands, small independent territories that grow like warts and escape, brushing against each other without ever really touching. It is a mental landscape for disastrous love affairs that is transformed completely as the point of view from which it is observed changes, partly through the plays of light and shade created by the womb of black rubber hanging under the forest.
 
The installation Les Caducs, les persistants, les délaissés (The Deciduous, the Persistent, the Forsaken) is structured like a gigantic ‘memorial score’, a three-dimensional and mobile image of the flow of our memories and emotions. Just as music scores make music visible, Stéphanie Nava’s work metaphorically represents the incomprehensible process of selection that everyone applies to their own memories. In fact her works represent the complex relationship between physical locations and our obsessions and repressions, evoking an expanded natural time marked by infinite returns in which human vicissitudes are just insignificant details.
 
Ilaria Bonacossa
 
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Libri

Renato Guttuso

Renato Guttuso. Biografia per immagini. Catalogo mostra
Carapezza Guttuso Fabio 2009
Editore Città Aperta

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