domenica 16 dicembre 2018
 
 
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Mostra Omaggio a Orfeo Tamburi
tamb.jpgMostra Omaggio a Orfeo Tamburi
alla Mole Vanvitelliana di Ancona
nel Centenario della nascita
1910-2010 “Tra Astrazione e Realtà”
A cura di Costanza Costanzi e Anna Piazzini
In collaborazione con la Fondazione Orfeo Tamburi


Mole Vanvitelliana- Ancona
Inaugurazione: Venerdì 10 settembre 2010 ore 19,00
Durata: fino al 17 ottobre 2010       
Orario: da Martedì a Sabato: 16,00-20,00 – Domenica 10,00-13,00/16,00-20,00- Lunedì chiuso
Catalogo in sede




Una retrospettiva, quella di Orfeo Tamburi dal titolo “Tra astrazione e realtà” alla Mole Vanvitelliana di Ancona a cura del Comune di Ancona- Assessorato alla Cultura in collaborazione con la galleria Gioacchini , che ripercorre la complessa vita del maestro, identificata in un interessante percorso artistico che va dal periodo romano a quello parigino, con accenni all’informale. In esposizione numerose opere tra cui paesaggi e ritratti anni ’40, dipinti dall’artista ispirato ai trascorsi nella Capitolina. Informali dal 1955 al ’65 e vedute del paesaggio urbano di Parigi. ‘Una mostra di Tamburi ad Ancona- dice il gallerista  Giancarlo Gioacchini, presidente della Fondazione Orfeo Tamburi - significa riportarlo a casa, omaggiarlo nella sua terra da cui è partito ancora giovane alla scoperta dell’arte. E’ nato a Jesi, cittadina che lo rappresenta in un’ala della Pinacoteca Civica, dove sono ospitati pezzi unici di grande valore culturale, da lui donati’.
Conoscere il percorso di vita di Tamburi è fondamentale per leggerne il mondo. Quando Orfeo arriva a Roma a 17 anni con una valigia di cartone, un matita e pochi fogli di carta sa già cosa vuole dalla vita, il suo obiettivo è dipingere. Si mette  così in posizione di ascolto di grandi intellettuali del tempo al Caffè Greco, dove frequenta Cardarelli, Flaiano, Severini e nel frattempo sazia la sua perenne ed inesauribile fame di disegno. Negli anni della formazione romana Tamburi matura la consapevolezza dell’elemento strutturale come atto fondante del gesto pittorico ed nell’arco di questo periodo entra in contatto con la Scuola Romana. Nel ’47 l’artista raggiunge Parigi pensando di fermarsi giusto il tempo di visitare qualche mostra. Ma le cose andranno diversamente!....E dopo i furori barocchi e le cromie assolate della capitale, Parigi gli appare come un approdo di quite, un territorio di cui appropriarsi  con il consueto strumento del disegno, mai come in questa fase tramite conoscitivo, mezzo di  decodificazione di un paesaggio urbano attraente, seppur estraneo. Nasce così la Parigi delle finestre, dei tetti, dai caratteristici palazzi. Cambia il cromatismo in tavolozza e arriva, il successo fin qui inseguito. Risultati che abbracciano anche l’informale. Orfeo procede per gruppi di opere tematiche omogenee e coese che definiscono un argomento e lo esauriscono nelle sue componenti formali ed espressive. La serie dei Tetti veneziani, dei Muri dipinti, delle Botteghe e delle Crete, appaiono come riflettori sulle potenzialità di trasformazione del linguaggio figurativo.
 
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