domenica 16 dicembre 2018
 
 
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Marta Palmieri
puc.jpg1/3 - Marta PalmieriJesi GALLERIA DEL CONTEMPORANEO Jesi(AN) - dal 28 novembre 2010 al 20 febbraio 2011
   
la galleria contemporaneo si risveglia con la voce di tre giovani autori, accomunati dall’esperienza urbinate. il sipario si apre sulle sculture di marta palmieri

i quali metteranno in scena in tre successive personali le ultime fatiche del loro percorso artistico.

La scelta di mostre monografiche risponde al desiderio di permettere al pubblico una lettura più avvolgente del processo creativo alla base delle opere esposte e un ascolto più attento e partecipe della grammatica interiore che le ha ispirate.

Il sipario si apre sulle sculture di Marta Palmieri che saranno in scena dal 28/11/2010 al 20/02/2011.

Palmieri modella una fragile pelle d’argilla creando recipienti che evocano reperti di scavo, bozzoli vuoti di bachi da seta, crateri spenti, otri e bisacce sulla via di damasco. All’interno di questi grembi di terra le sue impronte impresse nell’argilla svelano la lenta lavorazione a colombino, mentre l’epidèrmide esterna, abrasa con la spatola, assorbe segni dati come carezze, la sua è una ricerca sulla memoria stessa della materia sulle forme che per sua natura trattiene e respinge.

Il palcoscenico passerà poi a Marta Mancini che si racconterà dal 10/04/2011 al 25/06/2011.

Nelle sue maestose tele, i colori seppur abbassati di tono, i sussurrati grigi, le profumate ocre, i blu mordenti, i bianchi lunari, rimandano un’eco persistente, restano negli occhi come vi resta la bellezza di un campo arato, di un orizzonte, di un mare assopito dopo la battaglia, le sue pennellate misurano la tela, la conquistano per stratificazioni, cancellazioni, pause e riprese, creando un equilibrio di forze ondivaghe, un’architettura di luce/colore.

Chiudono il sipario le anomalie di Marco Puca che saranno in mostra dal 16/10/2011 al 18/12/2011.

Dal fondale nero delle sue opere emergono costellazioni di immagini, che giocano con il nostro rimosso, con le nostre omissioni, condotte con un segno bianco guizzante e serpentino, libero e distratto, reduce dai notturni saccheggi della lavagna onirica di Puca.

Il senso di queste esperienze che scandiranno lo scorrere dell’anno presente e futuro sta nel tentativo di coltivare nel cuore di Jesi, all’interno di uno spazio evocativo che ha il respiro della storia, un piccolo giardino dell’arte dove riposare e ricreare il nostro sguardo.

Le linee guida del nostro operare sono la ricerca della qualità, l’attenzione agli allestimenti, la passione per un’arte che ha l’odore del suo tempo ma la nostalgia del fare, di un’arte che è atto poetico e rivelatore, sfumatura, l’effimero che stranamente ci riguarda.

Grazie a Marta Mancini e all’Assessorato alla Cultura di Jesi per aver voluto tenere a battesimo questo presidio.



Martina Majolatesi
 
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