giovedý 23 novembre 2017
 
 
.
Arturo della penombra

Arturo della penombra
Iride Carucci

copertina.jpgQuesto che ho scritto è soprattutto un romanzo di passione,   le vicende dei personaggi si svolgono con naturalezza.
Non ci sono impalcature intellettualistiche che dissociano dal fluire del proprio sentire .
Di questa risonanza affettiva vive il romanzo .
Nella vicenda di Arturo , la penombra è l’elemento di qualità della sostanza stessa del protagonista . E il titolo evocativo fa di quella zona intermedia di incertezza visiva tra chiarore ed ombra  lo stato psicologico ed esistenziale del  protagonista segnato da un’ infanzia devastante .
Arturo trascorre l’infanzia e parte della giovinezza nella casa contadina , casa di spigoli vivi.
La fatica della terra , il dispotismo del padre, la dura cecità della madre  sono elementi di un mondo in cui nessuno entra in contatto con la propria affettività, con il proprio sé.
Pertanto le ferite del passato covano all’interno del protagonista ,irrompono con dolorosi squarci nella realtà quotidiana della vita adulta , nell’apparente tranquillità delle giornate, senza che questi ne abbia consapevolezza.
Il romanzo non ha un carattere genericamente esistenziale ,ma causalistico  e questo ne costituisce la originalità .
 Le scelte che i personaggi compiono sono sì fortemente determinate dal destino esistenziale, ma anche causate dalla primitiva storia personale con cui ciascuno deve fare i conti nell’affrontare le difficoltà della vita .
In questo senso nel romanzo sono due piani che si fondono e si intersecano: quello  della realtà esterna del presente e quello intimo da questa evocato  che riporta incessantemente il protagonista al suo inconsapevole passato.
Arturo è capace di sfoghi violenti con il figlio, ma è del tutto incapace di interrogare le proprie emozioni.
Il bambino maltrattato nell’oscurità delle pareti domestiche si è trasformato nell’adulto distruttivo .
 Sono state per me di grande interesse i percorsi rivoluzionari proposti da Alice Miller studiosa di Zurigo che con acutezza e coraggio svela quanto gli accadimenti del passato si traspongano nella vita adulta ad ogni età .
 La violenza subita nell’infanzia ha come effetto quello di annientare il protagonista .Ne offusca le percezioni e le direzioni di vita . Arturo annaspa ,cerca , a volte ,di sanare la sua inquietudine con passioni violente , ma inutilmente .
L’amore che non costruisce ,nel suo falso incantamento riporta il  protagonista al vuoto e ad essere altro da sé .
Le figure femminili che Arturo incontra sono incapaci di vita autentica , rimangono immobili , inconsapevoli delle offese ricevute. 
A volte  rappresentano lo straziante tentativo del protagonista di appagare quel bisogno di calda vicinanza rimasto  da sempre ferita aperta .
 Evelina ,la moglie del protagonista ,s’annulla fino a subire inconsapevolmente una metamorfosi .
Nel lavoro di agente immobiliare,Arturo attraversa i corsi ,il viale della vittoria ,percorre quartieri riconoscibili e  diversi fra loro .
E proprio dentro il corpo della città vorrà rivivere attraverso i ricordi i momenti della giovinezza come ultimo possibile sollievo .
Ma il volto di Ancona è nel contatto col mare. Il mare custodisce le paure che il protagonista si porta dentro. E il suo enigma ne accompagna sogni ed inquietudini.

Iride Carucci

 

Quarta di copertina del romanzo “Arturo della penombra”
L’assolata campagna,la fatica della terra , la durezza di chi la abita.
Dentro la casa di spigoli vivi Arturo conduce l’infanzia e parte della giovinezza .
L’estraneità della scuola in alternativa alla vita contadina. Il lavoro da geometra .L’amore.
I progetti scivolano tra le cose, vanno oltre ,si perdono.
Inutilmente il protagonista vorrebbe afferrare e trattenere prima che ogni cosa divenga altro.
Le ferite della memoria dell’infanzia sopraggiungono improvvise a tagliare con dolorosi squarci l’apparente tranquillità delle giornate.
Ciò che è accaduto  per la prima volta non riuscirà ad essere più allontanato.
Arturo percorre la  vita in una sofferenza sorda ed inconsapevole,incalzato dalla coazione a ripetere il passato.
Il protagonista ripete il padre che ha avuto e continua il doloroso smarrimento del bambino che è stato.
Nei ritmi scanditi dalla quotidianità della famiglia e del lavoro, a tradimento irrompono  noia e sensualità impreviste  che  colgono Arturo al tempo stesso violento e vinto.
Consolazioni estreme al limitare del vuoto.
Un accadimento inaspettato contro cui Arturo lotterà inutilmente ,lo porterà ad allontanarsi definitivamente dal quadrato della realtà. Lo farà vagare alla ricerca incessante dei luoghi e delle persone  del passato come ad un’ultima verità possibile.
Vari e diversi i personaggi che circondano il protagonista e sempre è presente  ,al di sopra di tutto ,la natura nelle  sue diverse epifanie  che accompagna e consola quell’ospite occasionale  .
Le vicende esterne avvengono intorno e al di sopra del protagonista. Risuonano in quella zona intermedia di luce ed ombra,di incertezza visiva : penombra ,appunto.

 

Curriculum vitae di iride Cristina Carucci


Nata ad Ancona ,dopo la maturità classica si è laureata in Lettere e Filosofia (indirizzo filologico)  all’università di Bologna con 110lode.
Ha conseguito il Perfezionamento in Storia dell’Arte a Urbino con 110lode.
Insegnante di Letteratura Italiana ,ha collaborato con riviste e quotidiani locali.
Si è interessata dei percorsi di analisi proposti dalla studiosa di Zurigo Alice Miller .
Nel 2001 ha pubblicato per gli Editori Riuniti “Amalia a perdere “ entrata nella rosa dei finalisti nella prima selezione del Premio Strega.
Nel 2010 ha pubblicato per la Pequod “Arturo della penombra “ .

 
< Prec.   Pros. >
.

Libri

IL BAMBINO CHE SEPPELLIVA CHITARRE

IL BAMBINO CHE SEPPELLIVA CHITARRE

Sergio Cardinali 

EDIZIONI CREATIVA Collana LE PLEIADI 

Leggi tutto...
 















© 2008 Il Faro Verde
www.massimovolponi.it