mercoledý 19 dicembre 2018
 
 
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Beyond the city walls

1.jpgII Esposizione Nazionale delle Arti Contemporanee 2011

Beyond the city walls

26 marzo-19 aprile 2011
Palazzo Orsini, Bomarzo




Descrizione opere in mostra


 Alessandro "Etnik" Battisti
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Alphabet streets, installazione, legno, acrilico, erba sintetica, 2011
L’installazione è la seconda opera della serie Alphabet streets, che segue un’opera lighbox realizzata in precedenza. La scultura site specific è la rappresentazione della città, scomposta in volumi, e delle sue contraddizioni; è la città in cui l’artista si esprime artisticamente, dove le lettere che compongono il suo nome diventano solidi tridimensionali, occupando un spazio urbano non più solo idealmente.


 

 

 

 

 

 


Alexander BISERama Becherer
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The research, installazione, dimensioni ambientali, cotone, gesso, legno, 2011
The smiling scream I, II, III, trittico, spray e acrilico su tela, 100 x 150 cm, 2010
The rejected idea I, spray su tela, 80 x 100 cm, 2011
The rejected idea II, spray su tela, 80 x 100 cm, 2011
The rejected idea III, spray su tela, 80 x 100 cm, 2011
Mistakes I, acrilico su stampa 220 g firmata e numerata, 59,4 x 84,1 cm, 2011
Misatkes II, acrilico su stampa 220 g firmata e numerata, 59,4 x 84,1 cm, 2011
Mistakes III, acrilico su stampa 220 g firmata e numerata 59,4 x 84,1 cm, 2011

L’installazione rappresenta lo spazio mentale dell’artista nel momento della ricerca dell’ispirazione artistica, in cui l’idea viene concepita o scartata. Le due figure mascherate, dipinte ispirandosi al Parco dei Mostri di Bomarzo, sono colte nell’atto di lanciare l’idea con una fionda sulla tela centrale ancora vuota. L’artista sperimenta l’utilizzo di materiali diversi, come il cotone e il gesso, e li accosta per ottenere lo stesso risultato visivo, creando allo stesso tempo un effetto di spaesamento; al morbido ambiente bianco e nero, si contrappone un’enorme fionda che lancia proiettili carichi di creatività un attimo prima della creazione dell’opera.


Berserker
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Burning Tracy Caldwell, installazione, 2011
Burning Charls Bolden, installazione, 2011
S. Bernardino alle ossa, acrilico su tela, 100 x 150 cm, 2010
Saffy, stampe laser su tela e spray, 100 x 150 cm, 2011

Le opere di Berserker narrano esperienze emozionali intime dell’artista legate all’affermazione di sé; sono rapidi e volubili, autobiografiche e personali, e allo stesso tempo invitano lo spettatore a riflettere e confrontarsi con queste tematiche. L’immagine dell’astronauta è il sogno d’infanzia non solo dell’artista, ma dell’immaginario comune. Le figure si consumano pian piano dal fuoco che riduce in cenere l’immaginazione e il sogno, generando un effetto di disillusione. Questo stato di violenza, può essere paragonato allo stato d’ansia della società contemporanea, di cui l’artista ne sottolinea anche gli aspetti contraddittori: l’immagine di una donna in manifestazione, rappresenta la volontà di una parte della società di affermare la propria identità e i propri valori, ma sempre con il volto coperto. L’opera S. Bernardino alle ossa, che prende il titolo da un ossario di Milano, è un memento mori; l’artista conclude così la narrazione con la rappresentazione della società nello stato di egualitarismo, stato in cui ogni individuo è destinato a ritrovarsi.

 

 

 

 


Alan De Cecco "Soda"
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Nochrome, video proiezione con audio, 5.10" loop, 2011La produzione dell’artista, che spazia dalla pittura alla video arte, si caratterizza per il suo taglio grafico e minimalista. Il bianco e il nero sono le uniche tinte da lui utilizzate. Nochrome è la rappresentazione grafica del suono (oscilloscopio). Due linee fatte di punti, tracciano le frequenze alte e basse del suono glitch, pulito e basico. Si tratta della pura essenza dei singoli suoni, che dà origine a un’altrettanta pulizia grafica.

 

 

 

 


Joys

Cube J, scultura, plexiglass, 50 x 50 x 35 cm, 2008
J Cube, scultura, plexiglass, 38 x 34 x 25 cm, 2008
Out of time, cut-out, plexiglass, 150 x 55 cm, 2011
In time, cut-out, plexiglass, 134 x 44 cm, 2011
Love, cut-out, plexiglass, 96 x 98 cm, 2011
Hate, cut-out, plexiglass, 106 x 103 cm, 2011

L’arte di Joys dai graffiti si è evoluta nella realizzazione basso rilievi e sculture della sua tag, ovvero del suo nome d’arte. Le opere sono in plexiglass, un materiale durevole e lucido, come la vernice dello spray. I basso rilievi sono composti da più sovrapposizioni di lamelle, monocromatiche o colorate, che richiamano gli strati di colore e sfumature del graffito realizzato a spray. L’artista si distingue per la precisione e pulizia delle linee, come accade nelle sculture, che acquistano volume occupando lo spazio aereo circostante, con il quale si integrano perfettamente.


Made 514
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Orgasmo, mixed media, 100 x 70 cm, 2010
Eureka, mixed media, 100 x 50 cm, 2011

Storm Academy, mixed media, 80 x 120 cm, 2011
The gift, mixed media, 100 x 100 cm, 2011
Concrete floating, mixed media, 23,5 x 35 cm, 2011
Koi, mixed media, 150 x 50 cm, 2010   
Le opere di Made 514 si basano sul lettering, ovvero sullo studio della propria tag, o nome d’arte, a cui accosta figurativi e motivi grafici. L’artista concentra l’attenzione sul movimento delle forme, sulle linee di costruzione auree provenienti dal mondo naturale, sulla loro fluidità e sull’energia da queste spigionata. Nel tentativo di cristallizzare il movimento, forme lucide ed estremamente tridimensionali emergono dalla tela piatta e fuoriescono dai suoi confini creando un effetto di linea senza fine. Con le sculture di cemento, l’artista richiama le sue origini artistiche provenienti dall’ambiente urbano. La stanza è cosparsa di piccoli occhi in rilievo, con i quali Made desidera sottolineare come nella società moderna, si sia perso l’uso del terzo occhio: si tratta di un’ invito all’utilizzo dell’istinto, dei sensi e dell’immaginazione.


Francesco Pogliaghi
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Global favela, installazione, cartone, 110 x 40 x 35 cm, 2011
QL. 10/m2, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Venerdio, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Esso libero, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Closed, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
C’eravamo tanto amati, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Tsu-nami, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Di-segno-1, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011
Di-segno-1, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm, 2011

Francesco Pogliaghi non intende chiudere la città in una stanza, ma sottolineare la continuità dei due spazi giocando sulla contrapposizione di stili e di materiali nobili e poveri. Le sue opere sono muri di mattoni a vista solcati da profonde incisioni nello stucco incatramato, con graffiti, cartelli, manifesti e una moltitudine di oggetti prelevati dalla città. In questi ruvidi paesaggi urbani, l’artista talvolta inserisce delicati schizzi di nudi femminili realizzati in stile accademico con tecnica a olio. Global favela è un instabile grattacielo, simbolo delle metropoli e della globalizzazione, composto da un serie di favelas, costruite con materiale di scarto, come le tipiche costruzioni brasiliane. L’artista sottolinea la contraddizione di un mondo che si regge su un equilibrio precario.

 

 


 

Ale Senso
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Il gioco di Morfeo, installazione, legno, acrilico, dimensioni ambientali, 2011

Il domino nasceva in Cina come strumento di divinazione per predire il futuro.
Queste tessere incise da segni arcaici e tribali, giacciono inerti come piccoli monoliti dispersi: è l’eterna partita di un Morfeo annoiato, usurpato dal trono dei sogni dal razionalismo contemporaneo. Nel suo gioco condotto tra realtà e illusione, egli regge lo scorrere del tempo, lo incanta, ne arricchisce il suo valore. Lo spettatore è calato in una dimensione surreale e onirica, che stravolge la percezione del reale e stimola l’immaginazione. Secondo Ovidio, <<Morfeo è il più abile a prendere forme diverse nei nostri sogni e apparire così trasformato nei sogni delle persone nel sonno>> (Ovidio, de Metamorph XI; Virgilio, Eneide V). E proprio come in un sogno, egli appare trasfigurato in ogni oggetto, accarezzando la fronte con un fascio di papaveri, vuole regalare un'altra opportunità: riappropriati del significato del sogno durante la veglia. Che cosa è il reale? Che cosa è l'immaginario?

 

 


Tawa
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Punto di rottura, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
Matrix, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
Anatomia, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
Implosione, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
Jungle city, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
Percorsi interiori, tecnica mista, 100 x 80 cm, 2011
La pittura dell’artista è caratterizzata dalla presenza costante di simboli calligrafici, risultato dello studio dell'anatomia delle lettere, che, come una colonna vertebrale, compone l’anima dell'opera. Dalla sua struttura portante, il colore, steso a colpi marcati e decisi, si dirama perdendosi nella materia, diventando interprete di uno scenario urbano.
In particolare, nelle opere realizzate appositamente per la mostra, è il suolo della città a fare da protagonista. Su uno sfondo di cemento e stucco emerge una trama d’asfalto, percorsa da segni di pneumatici e macchie d’olio. La tela s’illumina solo dei riflessi dorati della Madonnina del Duomo di Milano, città natale dell’artista che sancisce nelle sue opere questo profondo legame.

 

 


Fabio Weik
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Il Signor Signoraggio, installazione, carta, tela, dimensioni ambientali, 2011
La stanza, appositamente scelta dall’artista, era originariamente utilizzata come deposito per i prodotti che i sudditi erano tenuti a versare al signore del feudo che, a sua volta, cercava di rendersi indipendente dai sovrani attribuendosi il diritto di battere moneta.
L’opera è incentrata su quella che l’artista considera la truffa monetaria più grande di tutti i tempi: il signoraggio. Con signoraggio s’intende la differenza tra il valore intrinseco della moneta, proprio del materiale di cui è costituita, e il suo valore nominale, ovvero quello che gli viene assegnato da chi crea moneta; questa operazione genera un guadagno al fabbricante.
Entrare nel cantinone di Palazzo Orsini equivale a calarsi nella realtà di questo flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi» (Paul R. Krugman).
Dal Medio Evo all’epoca postmoderna, lo spazio è utilizzato per creare un collegamento storico tra le due realtà. Il meccanismo che sta dietro è silente e subdolo, e gli individui inconsapevolmente lo alimentano e ne sono schiavi. L’artista con un linguaggio crudo e violento, pone lo spettatore al centro di un frenetico e rumoroso vortice di banconote fac-simile, che riportano il loro valore intrinseco, 0.35 centesimi di euro, il costo di una fotocopia. E’ il ciclo di vita del signoraggio, massimo potere del pianeta che va avanti da 300 anni.

 

 


2501
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La Magia del fare, installazione, legno, carta, chiodi, foglie di platano, 350 cm h, 600 x 300 cm, 2011
Una gigantesca identità dopo aver vagato a lungo senza meta per la Faggeta, è giunta a Palazzo Orsini per riposare le stanche membra.
Il suo corpo è ricoperto da un manto di foglie secche apparentemente inerti, prelevate direttamente dai boschi attorno a Bomarzo; questa trama vegetale, carica di forte potenziale vitalità, dà vita ad un nuovo essere. Il laborioso processo di realizzazione dell’opera, è stato per l’artista un’occasione per compiere un viaggio all’interno di sé.
2501 non è un’entità fisica.
2501 è lo spirito nel guscio.
2501 interpreta l'ambiente circostante.                                                                                                      
2501 si trasforma nel tempo senza limiti stilistici o di media.
2501 si nutre dell'ambiente circostante proponendo nuove e sommerse chiavi di lettura.
2501 sa che per vedere l'alba non c è altra strada che la notte.
2501 non può seguire nessun percorso pretracciato.
2501 non crede nell'ambiente artistico tradizionale e nella sua organizzazione in caste.
2501 è espressione di interscambio tra artisti.
2501 sceglie l'ambiente urbano come luogo privilegiato di interscambio artistico.
2501 sa che il più grande lusso è disporre del proprio tempo senza limitazioni.
2501 pensa che chi è padrone del proprio tempo , e quindi privilegiato, si debba battere per chi non lo è.
2501 pensa che l'arte debba dare una visione critica sulla società in una maniera non didascalica ma ludica.
2501 pensa che poter fare arte nella vita è un lusso.


 

 



 
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