mercoledý 26 giugno 2019
 
 
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Piergallini

ANNALISA PIERGALLINI

Vive l’Arte come “Professione” o come “Passione” ?

La vivo come passione e come professione.
Se la domanda è, se vivo della mia arte, la risposta è no, non ancora.
Ho venduto i miei quadri fin dall'inizio, ho venduto una tela quando ne
avevo appena fatte tre. E' sempre stato molto importante per me sapere che
ci fossero persone disposte, anche in piccolo, ad investire sulla mia
pittura.
E' anche poco che mi presento al mondo in questa veste. E' stato molto lungo
il mio percorso, e fondamentale in esso, il riconoscimento che la pittura
non era solo una passione, ma qualcosa di imprescindibile.
 
Da dove proviene la sua ricerca ed in quale direzione si sta
rivolgendo ?

La mia ricerca è fondamentalmente cominciata dieci anni fa. Mi ispiravo
soprattutto a Keith Haring e Aubrey Vincent Beardsley. Credevo di essere una
specie di fusione delle loro giovani arti, così presto scomparse, mentre io,
miracolosamente scampata alla morte, ne ereditavo lo spirito, mosso dalla
mia mano di donna ;)
Formavo una pittura curva e continua in cui le forme figurative, ma
fumettistiche, si fondevano tra di loro. Prese sempre più la trama di un
merletto. Una specie di orlo all'insopportabile dell'esistenza.
Col tempo mi accorgo di assorbire nella trama del ricamo molti altri pittori
e stili, direi che è una specie di crossover.
 
Nella sua vita, è l’Arte l’espressione più giusta
per comunicare ? … E attraverso questo modo di esprimersi,
è riuscito/a a dare delle risposte alle problematiche
della vita ?

L'arte è un modo di vivere, di esprimersi e di comunicare, non credo affatto
che sia il modo giusto, lo è per me.
L'arte non risponde alle problematiche della vita. Consola, solleva, scova e
crea la bellezza.
 
Ritiene che tra le sue opere ce ne sia una in particolare,
più significativa ?

L'opera più significativa è quasi sempre quella che sto facendo. Se non
avessi ogni volta la delirante convinzione che sia l'opera della svolta,
probabilmente non ce la farei a lavorare.
 
C’è un’opera d’arte, non sua, che ha rappresentato
per lei un importante riferimento ?

Sì, un quadro di Goya che ho visto molti anni fa al Prado: 'Perro'. C'è solo
un muso di cane che si sporge in un cielo giallo.
 
Considera l’Arte fine a se stessa, o crede che possa anche
avere una funzione sociale,  quindi  un linguaggio ed  un
mezzo per poter cambiare  la realtà  delle cose?

L'arte ha un'importante funzione sociale, la creazione di nuova bellezza più
che elevare l'uomo, lo rende umano e quindi sensibile e quindi responsabile.
E abbiamo ormai capito tutti che è la responsabilità e la sensibilità a
cambiare le cose. Non il sacrificio o l'odio.
 
Che cosa ne pensa dell’Arte Contemporanea ?

Mi viene in mente la biennale di Venezia, c'erano pittori interessanti, come
Eteri Chkadua e Chéri Samba.
C'era anche molta denuncia sulla violenza e i fatti di sangue e degrado che
feriscono il mondo, ma alla fine, in alcuni casi l'effetto non era molto
diverso da quello deprimente che ti fanno cinque minuti di telegiornale.
Dove sta il piacere della contemplazione?

Può parlarci del suo Studio d’Arte ?

Il mio studio è una stanza abbastanza grande, anche se non come vorrei, che
sta nella mia casa ad Ascoli Piceno, davanti c'è il fiume.

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/ANNO / 2009
AUTORE / Gabriele Lucci
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