martedý 17 settembre 2019
 
 
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Giuseppe Basili

“ l’Intervista a  Giuseppe BASILI ”  

1. Vive l’Arte come “Professione” o come “Passione” ?
Vivo l’Arte come PASSIONE e se così non fosse smetterei di farla.

2. Da dove proviene la sua ricerca ed in quale direzione si sta rivolgendo ?
Sulla base della mia esperienza di vita sono arrivato alla conclusione che nella societa’ contemporanea, globalizzata e cablata, in realta’ cio’ che piu’ manca e’ la COMUNICAZIONE. Tutto avviene in maniera superficiale, ma oggi, piu’ che mai, dobbiamo comunicare con l’ALTRO; dobbiamo capire e farci capire. Non dobbiamo avere paura di farlo perche’ il CONTRASTO-INCONTRO genera ARMONIA. Il problema sono le REGOLE del GIOCO. Senza queste non si va’ da nessuna parte. Detto da un artista cio’ puo’ fare strano, ma in realta’ a chi fa’ RICERCA, SPERIMENTAZIONE deve essere concesso di forzare i possibili limiti e confini, che necessariamente cambiano nel tempo.
Nei miei quadri amo molto contrastare il SEGNO, il COLORE con lo scopo fondamentale di scuotere, catturare l’attenzione dello spettatore ed invitarlo a penetrare nel quadro. La MATERIA-FORMA supera la bidimensionalità, rappresenta la vita ed e’ cio’ che c’ invita ad interagire.
Nella mia ricerca, ciò che è scomparso pian piano e’ il SOGGETTO ed al momento questo è l’unico modo in cui riesco a concepire la mia Arte. Un’ Arte che si stà evolvendo in maniera sempre più SEMPLICE, PURA, ma sempre con l’obiettivo di creare nello spettatore una “VIBRAZIONE INTERIORE”.

3. Nella sua vita, è l’Arte l’espressione più giusta per comunicare ? … E attraverso questo modo di esprimersi, è riuscito a dare delle risposte alle problematiche della vita ?
Per me è sicuramente il modo più immediato e se il linguaggio è SEMPLICE, COINVOLGENTE, UNIVERSALE diventa anche il più giusto per comunicare. Attraverso l’Arte acquisiamo in sensibilità e ciò non può che aiutarci a risolvere le problematiche che nel quotidiano dobbiamo affrontare.
 
4. Ritiene che tra le sue opere ce ne sia una in particolare, più significativa ?
Per un lungo periodo ho eseguito copie di pittori importanti o dipinti da fotografie cercando di riportare il più possibile su tela quanto i miei occhi vedessero. Mancava però la parte più importante; mancava l’ANIMA. Ho provato quindi ad interpretare ciò che vedevo, ma ero come frenato. Ad un certo punto ho preso una tavolozza più grande, ci ho messo parecchio colore sopra e con un pennello 26 ho liberato il braccio e la mente ed ho iniziato a dipingere il più rapidamente possibile. E’ così nato il primo paesaggio e da lì mi sono imposto di aggiungere sempre un tassello al quadro precedente.

5. C’è un’opera d’arte, non sua, che ha rappresentato per lei un importante riferimento ?
La prima volta che ho visitato la GNAM a Roma, sono rimasto folgorato dalle opere di Burri, ma soprattutto dal periodo in cui queste opere erano state eseguite. La domanda che mi sono fatto è stata: “dove sei stato tutto questo tempo?”

6. Considera l’Arte fine a se stessa, o crede che possa anche avere una funzione sociale,  quindi  un linguaggio ed  un mezzo per poter cambiare  la realtà  delle cose?
L’ Arte ha sempre avuto una funzione sociale, ma il problema è la sua conoscenza. Viviamo in un museo aperto, ma nelle scuole ancora è basso l’interesse che si immette nei bambini. L’Arte e la sua storia la si ama e la si insegna visitando i luoghi d’Arte, e per poter gustare al meglio ciò che viene servito occorre arrivare preparati all’appuntamento e servono educatori all’altezza.

7. Che cosa ne pensa dell’Arte Contemporanea ?
L’Arte Contemporanea a mio avviso è fondamentale per il miglioramento della società; non dobbiamo dimenticare che Caravaggio ai suoi tempi, usando una “popolana”  come modella per la Madonna, aveva piu’ o meno le stesse difficoltà che può avere un qualunque artista che provi a ROMPERE GLI SCHEMI.
L’AC, dovrebbe essere soprattutto sperimentazione ed ogni Regione dovrebbe proporre e favorire i suoi artisti. Speriamo che anche nelle Marche si proceda in tal senso.
8. Può parlarci del suo Studio d’Arte ?
Il mio Studio è il garage di famiglia che ho la fortuna di avere ampio. Avevo bisogno di un luogo che mi permettesse di muovermi in libertà intorno a tele (lavoro orizzontalmente) che nel tempo stanno diventando sempre più grandi. Credo che il luogo debba andare di pari passo con ciò che si pensa di andare a fare.
 
                                                                                                    
 a  cura  di   Loredana  Cinti

 

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