mercoledý 19 dicembre 2018
 
 
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Rosso Spirito Di-Vino (Palazzo Jona)
 

"ROSSO, SPIRITO DI-VINO"

Progetto per una mostra dedicata al vino rosso nella sua simbologia, tra sacro e profano...divagazioni sul tema del ROSSO 

Dialogo ironico-artistico sul liquido rosso, nei suoi cromatismi e nelle sue molteplici simbologie sacre e profane
La mostra verrà allestita presso i locali dell'enoteca Enopolis a Palazzo Jonna, antichi e suggestivi luoghi sotterranei che si adattano e contestualizzano alla perfezione il tema.
La mostra viene organizzata dall'Enopolis in collaborazione con la Galleria d'arte Artè e gli artisti selezionati dal Faroverde.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI POTETE CONSULTARE
IL FORUM "Rosso Di Vino"

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SEGNALAZIONI INERENTI ALLA MOSTRA  


ODE AL VINO

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente
in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.
A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
 
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta
di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino,
nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore
aggiunga il suo bacio
Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol
la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre
di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui
miei sensi,
lo splendore terrestre
della vita.
Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato, 
tu sei, vino di vita,
ma amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.

 

 

Pablo Neruda

 

Dalla scoperta di Noè alle nozze di Cana, nella Bibbia il vino è un simbolo sospeso tra la concezione di un benefico sostegno dato all’uomo e la condanna dei rituali dionisiaci. Ma al suo apice diverrà Segno altissimo nell’Ultima cena di Cristo. Non è solo Alceo a ricordarci – sei secoli prima di Cristo – che la «divinità diede agli uomini il vino per dimenticare i dolori», né alle soglie del cristianesimo è solo Orazio a cantare nelle sue Odi: Nunc vino pellite curas, «Ora cacciate gli affanni col vino». Era, infatti, già l’antico salmista ebreo a esaltare il vino che «allieta il cuore dell’uomo» (Salmo 104,15). Eppure sarà proprio un altro ebreo, il redattore del libro biblico dei Proverbi, attingendo all’arcaica sapienza egizia di Amen-em-ope, a dipingere una vivace scenetta negativa con protagonista un ubriaco: «Per chi i guai, i lamenti, i litigi, i gemiti, le percosse per futili motivi, gli occhi rossi? Sono per quelli che si perdono dietro al vino. Non ammirare il vino quando, rosso rubino, scintilla nella coppa e scende giù in gola piano piano. Finirà col morderti come un serpente, ti avvelenerà come una vipera. I tuoi occhi cominceranno a vedere cose strane e la tua mente a pensare cose sconnesse. Ti parrà di essere in alto mare o di dormire in cima all’albero maestro. Dirai: Mi hanno picchiato, eppure non sento male. Mi hanno bastonato ma non provo nulla. E quando mi sveglierò? Ne chiederò dell’altro!» (23,29-35). C’è, dunque, nella Bibbia una sostanziale ambiguità attorno a questo tipico prodotto mediterraneo. Da un lato, non si deve dimenticare che la vigna o la vite sono quasi lo stemma dell’Israele biblico: si legga quel gioiello poetico che è il «canto della vigna» di Isaia (5,1-7), oppure si ascolti Gesù l’ultima sera della sua vita terrena mentre si presenta come «la vera vite e il Padre il vignaiolo» (Giovanni 15,1). D’altronde lo stesso Gesù non aveva esitato a sedersi a mensa dimostrando di non essere astemio, tant’è vero che i suoi avversari l’avevano sprezzantemente bollato come un oinopòtes, un robusto bevitore di vino, un beone (e su questo ricamerà anche Burgess nel suo stravagante Gesù di Nazareth). Anzi, è proprio durante un banchetto nuziale a Cana che egli compie – stando a Giovanni (2,1-11) – il suo primo miracolo, allietando quella mensa col vino «ultimo e migliore», ma ammiccando con questo atto a un simbolismo trascendente, quello isaiano del banchetto messianico dotato di «vini eccellenti e raffinati» (25,6). D’altro lato, però, c’è nella Bibbia la consapevolezza che questo «frutto della vite e del lavoro umano» – come dice l’attuale liturgia – ha in sé una dimensione oscura che già affiorava nei riti degli indigeni della Terrasanta, i Cananei. Nota, ad esempio, è una loro strana cerimonia funebre, detta marzeah, centrata su un pranzo rituale che però sfociava in una vera e propria orgia sessuale e alcolica, tanto da attirarsi la netta condanna profetica : «Barcollano per il vino, vanno fuori strada per le bevande inebrianti. Sacerdoti e profeti barcollano per le bevande inebrianti, affogano nel vino, perdono l’equilibrio, hanno allucinazioni più che visioni, dondolano quando sono chiamati a fare il giudice. Le tavole sono tutte coperte di vomito nauseante; non c’è più un posto pulito!» (Isaia 28,7-8).È per questo che il celebre racconto primigenio di Noè – "eziologia" sull’origine della coltivazione della vite, una delle attività produttive fondamentali nell’economia agraria palestinese – si trasforma da festoso evento in una veemente denuncia degli effetti deleteri del vino nel tessuto sociale. Anche se è difficile ricostruire dal racconto di Genesi 9,20-27 quale sia la colpa di Cam «che vede il padre scoperto» (un lessico di matrice sessuale), è molto significativo notare che la condanna pronunziata da Noè, una volta risvegliatosi dai fumi dell’alcol, non cade su Cam bensì sul figlio di lui, Canaan: «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!». È evidente che con questo episodio emblematico si vogliono colpire proprio quei Cananei che con i loro riti sessuali e inebrianti facevano deviare Israele dalla fede biblica. D’altronde anche l’insegnamento etico cristiano non esiterà a muoversi nella stessa linea, nel suo confronto polemico col paganesimo: «Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli» (1Pietro 4,3). Eppure questa realtà così sospesa tra la luce e oscurità, tra esaltazione e detestazione, citata una quarantina di volte nel solo Nuovo Testamento, si avvierà a diventare un segno altissimo. La sua modestia di alimento quotidiano – «interroga la vecchia terra e ti risponderà col pane e col vino», scriveva Claudel nell’Annunzio a Maria – non è, certo, dimenticata, tanto è vero che san Paolo lo raccomanda al discepolo Timoteo in funzione terapeutica: «Smettila di bere solo acqua, fa un po’ uso anche di vino a causa del tuo stomaco frequentemente indisposto» (1Timoteo 5,23). Ma proprio perché è, col pane, l’elemento che sostiene la vita di tutti i giorni, nella semplicità e nella serenità, il vino diventa per Cristo il segno del suo sangue versato e di una nuova vita trascendente. È ciò che egli afferma proprio in quella sera in cui egli si era comparato alla vite quando, di fronte a una delle coppe di vino che venivano benedette durante la cena pasquale ebraica, aveva pronunziato la frase: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue versato per voi» (Luca 22,20). Perciò – come ammoniva Paolo – «ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (1Corinzi 11,26).
 


Francesco Conte

dedicato alle atmosfere sotterranee di ENOPOLIS
"Prima della musica"

Quà è buio

la porta si chiude, nasconde.

Il suono di un frigo ora mi culla

ne sento ancora il fiato,

respiro i passi furtivi

ma il fruscio

mi porta daccapo

mi chiedo se è nella memoria

quella vita passata

Laura Mazzuoli
SPIRITUALITA' DIVINA acquarello 25 x 35

Rosso. colore rosso, colore del vino con le sue molteplici sfaccettature e sfumature. Rosso, luce divina, sacra e profana. Luce surreale, mistero profondo sull'esistenza divina e terrena. Rosso come amore e come dolore, vita altre la morte.
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Giuseppe Basili

Il percorso nel fare Arte è il percorso della vita. Puo' generare sofferenza e dobbiamo essere disposti ad accettare qualsiasi verità. L'Altro, in questo percorso, è determinante perchè il confronto ci aiuta a crescere, -
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  P.I.P. Produzioni Immonda Psicogeografica

“NELLA VERTIGINE DI UNA GOCCIA”

Scendo morbido nei sospiri di un corpo amante, e avvolgo in quei dintorni assetati la mia essenza affinata da un tempo maestro; nell'estro bagnato da sorsi profondi un armonioso assaggio si disperde in un miraggio dove invito all'esistenza fra incanti e poesie. Scendo morbido nei sospiri di un corpo amante che lascivo ascolta muovermi nei suoi labirinti.Condisco eterno il ricordo di una vertigine, si riascolta prigioniera libera custodita nel tempio soave fra sguardi, sospiri e sensazioni tornate leggere. Fluido m'inseguo e nel calice incontro il mio corpo adagiato, cullato in un cristallo che espone il quadro dei miei colori.
Fluido mi trovo e dolce seta scivolo, volo sulle corde di una voce che decanta il mio essere. E io mi perdo a cercare parole che il vino nutre di una linfa vitale;
mi perdo a distillare quei versi che il vino può creare o disfare; mentre noi siamo un volto e una piccola folle sostanza: tenera offre piacere a chi nel sapore vuole bagnare la sua inebriante esistenza.
 
-Francesco Petruccioli-

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Caroni Irene

 
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Cristina Messora

Ciascuno ha il suo di-vino qualche volta è rosso.Ciascuno ha il suo di-vino qualche volta è rosso.
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Marco Manzoni

PERLE DALLA NATURA....
Espressione di aria, sole, terra, in una mescolanza di sensazioni si trasformano in gocce, con il risultato di un solo ed unico sapore, dato dalle alchimiche materie della madre terra...



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Tiziana Torcoletti

..Il vino come la pittura nasce da un progetto, è frutto di una scelta, la conseguenza di un'osservazione, di un'occasione che una mente creativa e sensibile ha saputo rilevare e cogliere. Nel vino si sentono pulsare le vene della terra e nella pittura le vene della vita. Le vene immaginarie e quelle reali si allacciano alle radici della vite/vita e si gonfiano in grappoli, il succo elaborato, lavorato, rivela l'essenza di un terreno o di un'anima...
 
Bicchiere dopo bicchiere
D'un bel rosso acceso
In fiamma con la
trasparenza dell'albero
E' solo (è sera) al tavolo
d'uscio dell'osteria
Guarda la via andar via
verso il bosco e il buio
Sa l'ombra.
Ma è in allegria.
Carezza la bottiglia con mano amorosa
(beve vino o una rosa?)

Caproni G. da "Delizia (e Saggezza) del bevitore"

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Massimo Volponi

VINO VERITAS: Un paralogismo (ovvero un sillogismo sbagliato) attribuito a un religioso non certo astemio recita: "Qui bene bibit bene dormit, qui bene dormit non peccat, qui non peccat vadit in caelum, ergo qui bene bibit vadit in caelum!" (Chi beve bene dorme bene, chi dorme bene non pecca, chi non pecca va in cielo, quindi chi beve bene va in cielo!)...

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Rosciani Gigliola

"Antico, tattile, con terra rossa locale.
MEMORIA DELLA TERRA, segni vegetali, segni fossili, segni di vita, segni del tempo, durata e memoria in uno spazio. Installazione:  42 mattoni 12x26 cm "
 
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Riccardo Rossi

Dalla scoperta di Noè alle nozze di Cana, nella Bibbia il vino è un simbolo sospeso tra la concezione di un benefico sostegno dato all’uomo e la condanna dei rituali dionisiaci. Ma al suo apice diverrà Segno altissimo nell’Ultima cena di Cristo. Non è solo Alceo a ricordarci

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Gioia Maurri

Un calice di vino racconta millenni di storia  umana...

Sin dai tempi più remoti una tavola imbandita ed un buon bicchiere di vino hanno costituito fonte di vita, di gioia, d'amore e di voglia di vivere. Possiamo quindi affermare che l'evoluzione
sociale e civile dell'uomo è passata proprio dalle tavole di ogni tempo, e non è un caso che
l'apice di gloria e maturità di qualsiasi civiltà ha coinciso sempre con la sua massima
espressione anche nella gastronomia.
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Alessandro  Catena

Quello che esprime è di rosso che si veste e la sua seduzione ne rallenta la dinamicità.
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Diego Rubini

Rosso sanguigno di sentimenti e passioni senza una meta...Rosso sanguigno di sentimenti e passioni senza una meta...   

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Walter Paoletti "Composizione in ROSSO" rossovino.jpg

Alessandro Giorgetti  

 
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Libri

Renato Guttuso

Renato Guttuso. Biografia per immagini. Catalogo mostra
Carapezza Guttuso Fabio 2009
Editore Città Aperta

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