lunedý 18 marzo 2019
 
 
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Alighiero Boetti

senza-titolo-30.jpgAlighiero Boetti

(Torino, 16 dicembre 1940 – Roma, 24 aprile 1994) è stato un artista italiano, uno dei maggiori del secondo dopoguerra.Insieme agli artisti Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, ha fatto parte del gruppo Arte Povera. Allo stesso tempo è stato anche uno dei più precoci a distaccarsene. Le sue opere più celebri sono arazzi di diverso forato in cui sono inserite, suddivise in griglie, frasi e motti inventati dall’artista (per es. Il progressivo svanire della consuetudine, Dall’oggi al domani, Creare e ricreare, Non parto non resto, ecc). La sua attitudine all’arte ha influenzato artisti di differenti generazioni, da Francesco Clemente a Maurizio Cattelan. All’estero l’eredità del suo lavoro ha lasciato segni profondi nelle opere del messicano Gabriel Orozco e nelle riletture della recente storia dell’arte dell’inglese Jonathan Monk, il quale sembra provare per Boetti un’autentica ammirazione.Boetti propone a sé stesso dei sistemi nei quali agire, spesso coinvolgendo altre persone. Oppure sono la geografia, la matematica, la geometria, i servizi postali, a fornire la piattaforma delle proprie scelte. Il suo lavoro mette in discussione il ruolo tradizionale dell’artista, interrogando i concetti di serialità, ripetitività e paternità dell’opera d’arte.Dopo l’opera Gemelli il filo comune che lega molti suoi lavori è sottendere nel processo creativo un dualismo di intenti. Questo avviene specialmente dopo la sperimentazione con i materiali poveri quando Boetti si trasferisce nella capitale e decide di ripartire veramente da qualcosa di semplice, una matita e un foglio di carta quadrettato.I meccanismi che inventerà per i suoi lavori sono strutture di pensiero applicabili alle cose senza potersi esaurire. Una volta reso chiaro il principio che li genera si staccano da schemi soggettivi e permettono la libertà di autogenerarsi come le cose della natura.Alighiero Boetti ha visto la pittura come un “tradimento” verso gli ideali (artistici e politici) esplosi nel Sessantotto: dipingere rappresenta una sorta di distacco dal mondo reale da guardare con disprezzo, per chi - come lui - si sente direttamente coinvolto dal presente e dalla cronaca

 
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