mercoledý 19 dicembre 2018
 
 
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COSTANTINO TRAIETTI

traiett.jpgCOSTANTINO TRAIETTI
Ora che è sera e non buio …

Loreto, Palazzo Municipale
Sala espositiva di Corso Boccalini
23 marzo - 5 maggio 2013

mostra promossa da
Fondazione Cassa di Risparmio Loreto
con patrocinio
del Comune di Loreto
in collaborazione con
Domitilla Carnevalini e Lorenzo Traietti
cura della mostra
Massimo Di Matteo
comunicazione
Segreteria Carilo
Ufficio Stampa Comune di Loreto
fotografie
Gaetano Apicella*, Ancona
Bruno Longarini, Loreto
Daniele Papa, Loreto
stampa
Tecnostampa, Loreto

Note biografiche
Costantino Traietti, nato a Montelanico (Roma) 1928,
avviato a studi che lo indirizzano ad una vita ecclesiastica
come frate agostiniano, laureato in Teologia e
Filosofia, viene ordinato sacerdote nel 1951 a Tolentino.
Nel 1957, mandato a Roma in Santa Maria del
Popolo, fonda (con padre Carlo Cremona) e dirige la
Galleria d’Arte Sacra “L’Agostiniana” che gli permette
di venire in contatto con il mondo artistico della
Capitale. Trasferito nel 1964 ad Amandola, prende a
dipingere, allestendo uno studio fuori dal convento.
L’assidua ricerca e la costante tensione culturale gli
permettono di superare presto gli esordi naif. La sua
prima Personale avviene ad Ascoli Piceno nel 1964: i
soggetti sono nature morte, paesaggi romani e marchigiani.
La rappresentazione della figura umana, come
espressione di tutte le lacerazioni esistenziali, è dominante
nelle mostre di Zurigo, Berna, Foligno (1968) e
Spoleto (1969). Seguono numerose le esposizioni in
sedi italiane ed estere tra cui Ancona e Losanna nel
1971, Roma nel 1972, Hellerup nel 1973, Milano nel
1974. Il successo arriva quando, nell’ottobre del 1974,
gli viene conferito a Roma il “Premio Marc’Aurelio”
per la sua attività artistica. Nel frattempo, divenuto
padre spirituale dell’Ascoli ai tempi d’oro della squadra
di calcio, è inserito nelle cronache mondane e
fotografato quale personaggio tra personaggi celebri.
Nel 1975, chiesta la dispensa dai voti, si sposa a San
Giovanni in Laterano con Domitilla Carnevalini che
gli darà l’adorato figlio Lorenzo. Dopo le mostre di
Ascoli Piceno (1981) e di Firenze (1982), mentre la
sua attività di pittore non conoscerà soste, dirada le
occasioni espositive e, in base ad una “scelta morale
di libertà”, lascia il giro dei galleristi e dei collezionisti
d’ar te per un volontario e orgoglioso isolamento
nella sua Loreto. La morte arriva il 1° marzo del 1988
in seguito ad un banale incidente.
Dopo la sua scomparsa a Traietti vengono dedicate
mostre omaggio a Loreto (1994), Ostra (1996), Ancona
(1999), Recanati (2000), Ancona (2002, per iniziativa
della Provincia di Ancona), Osimo (2012).

 

La pittura dell’anima
“Ora che è sera e non buio …”, proprio come scriveva Traietti su uno dei tanti
blocchetti che portava sempre con sé riempiti ossessivamente di schizzi, possiamo
meglio comprendere la sua arte che è testimonianza e viatico per chi si
faccia pellegrino del quotidiano.
La sua pittura, forte di colore a stesure dense o graffiate a colpi di spatola,
continua a turbare e ad interrogarci tramite i tanti volti, maschere generate dalle
lacerazioni e alienazioni esistenziali, sbigottiti clown e simulacri dolorosi, e continua
a sedurci attraverso i tanti paesaggi, tutti mentali, e le città lontane, variopinte
epifanie o spettrali miraggi sull’estremo orizzonte dei territori.
Ci sconcertano poi le visionarie trasmigrazioni di città, portate in volo da
uccelli giganteschi, che si rapportano curiosamente e criticamente alle miracolose
traslazioni del sacello di Nazareth. Possiamo invero cogliere una tensione
etica in quella non-oggettività della rappresentazione di un mondo, tutto e solo
interiore, e che tutto questo avvenga a Loreto non è casuale.
Infatti Traietti, marchigiano d’adozione, ha trovato qui la sua città, l’approdo a
lui più rispondente, e qui ha maturato i suoi capolavori che si legano profondamente
al senso del luogo. La basilica lauretana, che è al tempo stesso santuario
e fortezza, scrigno di devozione e cortina marmorea, conserva la particolarissima
reliquia: i muri perimetrali della Santa Casa, quella stanza appunto che è
metafora di sé stessa, interno spaziale e recinto di interiorità e spiritualità.
Parallelamente la pittura di Traietti, sottrattasi al mercato per difendere,
rivendicandoli, la sua autonomia e i suoi contenuti, è rimasta nel recinto del suo
volontario isolamento per ritrarre magistralmente, con sofferta partecipazione
e inquietante iconicità, l’anima delle cose, il dentro e l’altrove.
Massimo Di Matteo

 
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