venerdý 14 dicembre 2018
 
 
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Marisa Lambertini
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Marisa Lambertini
una scultrice dalla dimensione umana
Marisa  Lambertini scolpisce da una vita.
Risiede a Fano.
“Un giorno m’introdusse nel suo giardino; direi meglio in un ampio spazio verde sulla collina, determinato ad est da una boscaglia. Al centro del verde prato, una giovane donna, scolpita dalla Lambertini, dominava da protagonista l’ambiente.
Ne rimasi profondamente ammirato e non riuscivo a comprendere se quella scultura, fosse in inno alla femminilità o un grido di gioia o l’annuncio di un messaggio o l’invocazione a un Dio invisibile a cui chiedeva o pretendeva sicurezza con proclamata invadenza e autorità. 
Ci pensai sopra… e mi sembrò che quella plasticità scultorea riassumesse tutte le possibilità interpretative sopra proposte: la giovane donna, forte, sicura è consapevole della sua forza e del suo fascino; la sua sicurezza è autorevole perché ha davanti a sé la vita ed è tutta protesa verso l’alto mentre sembra aver bisogno di un Dio e grida: Ti ringrazio Signore per avermi creata femmina.
La scultura s’innalza su una base piana, forse simbolo di un mondo scialbo, noioso, banale, piatto. I piedi sono parzialmente sollevati, nello sforzo di staccarsi dalla terra; e le braccia, il volto rivolti al cielo parlano, cercano, supplicano, gridano.
 
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Chi è la Lambertini?
Qual’è il linguaggio delle sue sculture?
Marisa è un’autodidatta. La manualità le è congeniale, istintiva.
È attratta dalla materia plastica, soprattutto dalla creta. Non ha paura di sporcarsi le mani che immerge nell’argilla per dar vita, per creare, per incarnare nel tempo e nello spazio l’idea ispiratrice, intuita e maturata nel tempo, mentre diventa volto, immagine non rifinita, a volte tondeggiante, a volte peculiarmente formale. 
Marisa modellando creta, spesso presenta momenti di vita familiare o materno, come la terracotta: La Famiglia, che propone intimità sponsale feconda dove l’uomo, la donna uniti in abbraccio procreativo generano la vita presente nel bimbo stretto, affettuosamente, da braccia amorose. Essi formano un’unità così compatta per manifestare al mondo che il loro abbraccio d’amore è la meraviglia della vita.
 
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Così dicasi della terracotta il Tesorino: il bimbo, piangente è sorretto dalla madre, che con le sue carnose braccia lo sostiene e lo rincuora. La corposità carnosa della donna esprime sicurezza per il bambino,
 
presentazione di Giancarlo Mandolini 

 
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