venerdý 14 dicembre 2018
 
 
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JACOPO SCASSELLATI
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JACOPO SCASSELLATI  Un giovane per la pittura
a cura di Giuseppe Bacci
ASCOLI PICENO Centro d’Arte L’Idioma, Via delle Torri, 23
17 Gennaio – 28 Febbraio 2015
Inaugurazione Sabato 17 Gennaio 2015 ore 18:00

 

Sabato 17 gennaio 2015 alle ore 18.00, presso il Centro d’Arte L’Idioma, in Via delle Torri 23 ad Ascoli Piceno, sarà inaugurata la mostra Jacopo Scassellati, Un giovane per la pittura, curata da Giuseppe Bacci e realizzata, in collaborazione con la Galleria Besharat di Parigi e Atlanta (USA), dal Centro d’Arte L’Idioma, che nella sua sede ospiterà  un nucleo di opere realizzate dal giovane Maestro Jacopo Scassellati (Sassari 1989), riconosciuto come una delle giovane promesse dell’arte italiana contemporanea, stimato da numerosi colleghi pittori, più volte accostato ai grandi maestri del passato.
Il cammino artistico intrapreso da Jacopo Scassellati, “un giovane e promettente Maestro”, è stato coraggioso e guardingo ed oggi, dopo aver ben arato, pone un seme importante: una mostra personale che partendo, dall’Italia, lo porterà a varcare i confini d’oltralpe per poi approdare in America. Un’esigenza questa maturata da tempo, ma che ancora non aveva trovato il proprio habitat, il proprio humus per poter essere accolti adeguatamente, con tutte le attenzioni necessarie. Artisticamente questo è un periodo felice della sua vita, quando si è molto giovane, quando la pittura è una semplice, perfetta successione di opere dorate. E questa mostra fissa questa successione di giorni felici; il battesimo parte da Ascoli e dall’annuale calendario-catalogo delle Grafiche Tacconi di Ascoli Piceno.
Jacopo Scassellati dimostra una straordinaria abilità pittorica. Per l’artista sardo, infatti, la pittura è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma, al tempo stesso, aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee.
Le forme artistiche di Scassellati dipendono dunque dal contesto culturale, cioè dal modo di concepire e di rappresentare il soggetto. La variabilità dei contesti è dovuta al rapporto tra abilità tecnica, genio creativo, convincimenti personali, impostazione pittorica, ambiente naturale.
Questa mostra personale di Scassellati non riunisce mere competenze tecniche ed estemporanee; ogni abilità deve infatti armonizzarsi con il  genio creativo, affinché il risultato abbia sempre una sua intrinseca unità. La sua genialità inizia quando sono assolte le esigenze funzionali, le istanze della committenza, le problematiche tecniche, il componimento espressivo, le diverse opinioni. Egli ha una buona mano, un tratto incisivo, contenuto rilevabile, stile ecclettico (è figurativo, seppure non iperrealista).
La mostra ascolana ha una sua appendice nella vicina Campli (TE), nella cattedrale, dove si possono ammirare due pale d’Altare raffiguranti un’Annunciazione e una Deposizione che Jacopo Scassellati ha realizzato, su commissione, nel 2012.
Nell’esposizione Un giovane per la pittura l’arte di Jacopo Scassellati volendo evidenziare i contenuti con la bellezza delle forme, non spinge verso desideri ancestrali, ma comunica con chiarezza ed efficacia gli eventi reali in un eterno gioco di luci e di ombre. Scrive in proposito il curatore Giuseppe Bacci: “Nelle opere di Jacopo Scassellati la componente notte predomina, così che le inquietudini umane e i timidi rimorsi si dissolvono pittoricamente nella notte più chiara del giorno. Noi subiamo ancora la  notte del mondo, ma sappiamo che in pittura è più chiara del giorno e basta una fiammella a vincerla, pertanto non c’è lotta: la luce irrompe e basta. Riaffiora, così, la serenità quando s’incontra nuovamente la quiete dell’infinito dopo la tormentata notte dell’eclissi, cosicché la pittura di Jacopo Scassellati si fa segno di luce e il cammino della sua ricerca è un incedere, è un rinascere oltre ogni notte”.
E Vittorio Sgarbi scrive: “Guardando le sue ultime opere, è chiaro che egli, originalmente, con grande passione per la pittura, si pone dalla parte di quelli che ricercano la notte, il segreto, il mistero, le sensazioni più recondite che si trovano dentro l’anima, come in una continua forma di psicoanalisi, facendo emergere la propria interiorità. Mi par di capire che egli, esattamente come ha fatto Klimt, con queste teste di cavalli, che richiamano i cavalli scaligeri e gli affreschi di Pisanello, si propone di rivisitare la grande tradizione pittorica, portandola a un linguaggio più attuale e personale, più legato alle luci e alle ombre della pittura di fine Ottocento e primo Novecento”.
 
 
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