mercoledý 26 giugno 2019
 
 
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Not So Private

Not So Private
Gallerie e storie dell’arte a Bologna
Un anno di mostre a Villa delle Rose in collaborazione con Associazione Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – ASCOM Bologna.

Quarto appuntamento:
Galleria L’Ariete artecontemporanea
Nicola Samorì “With my tongue in my cheek”
Villa delle Rose, dal 18 giugno 2008 al 20 luglio 2008

Conferenza stampa:
Villa delle Rose, martedì 17 giugno 2008 ore 12.00

Inaugurazione:
Villa delle Rose, mercoledì 18 giugno ore 18


L'Istituzione Galleria d'Arte Moderna e' lieta di presentare il quarto appuntamento del progetto Not So Private. Gallerie e storie dell'arte a Bologna, ciclo espositivo in sette momenti realizzato insieme all'Associazione Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea - Ascom Bologna.

In questa occasione il progetto espositivo e' stato organizzato in collaborazione con la Galleria L'Ariete artecontemporanea di Bologna. La mostra, che si terra' a Villa delle Rose dal 18 giugno al 20 luglio, si articola in due sezioni distinte che dialogano tra piano terra e primo piano della Villa e che offrono simbolicamente l'immagine dei due principali aspetti dell’attività della Galleria dal 1983 ad oggi. I principali obiettivi della galleria L'Ariete artecontemporanea in questi anni sono stati l’attenzione alle diverse forme di comunicazione ed espressione artistica che caratterizzano la nostra epoca, i progetti in sedi nazionali ed internazionali, la proposta di artisti emergenti, selezionati per qualità e originalità di linguaggi e poetiche e di protagonisti del novecento e della contemporaneità.

Nelle due sale al piano terra saranno esposte opere di alcuni protagonisti del panorama internazionale, mentre nelle cinque sale al piano superiore  sarà presentato un progetto monografico realizzato per questa sede da Nicola Samorì.

“With my tongue in my cheek” è il titolo che accompagna i dipinti e le sculture che si susseguono negli ambienti della villa. Si tratta di un’esplicita analogia simbolica con l'omonima, enigmatica tecnica mista realizzata da Marcel Duchamp nel 1959, opera in cui la scultura scivola nel disegno quasi senza soluzione di continuità. Nervatura della articolata installazione dell'artista è un intreccio di codici che percorre le sale, celle in cui pittura, scultura e disegno si guardano intensamente.

In una sala un “concilio” di teste, ottenute attraverso la pratica del calco sul vivo e successivamente modificate in forme archetipe, guarda due grandi tele in cui frammenti corporali emergono dalla materia pittorica. Segue in un'altra sala un vasto trittico smembrato che racconta “non più la lotta della luce con le tenebre, ma l’avventura della luce con il bianco” (Gilles Deleuze). Altrove lo spazio si apre a libro dispiegando ad angolo due grandi tele, dal titolo “Simonie”, che usano i codici rappresentativi della pittura religiosa del seicento privandoli di senso. E ancora, in questo percorso, una sala è occupata da una sola scultura centrale rilevata su un lavoro originale di Medardo Rosso (“Enfant juif”) trasformato in una vera e propria candela che, una volta accesa, dilava la forma già instabile delle sculture di Rosso, offrendo un modello alle opere che la circondano. Concludono il percorso “Ouroburos”, evocazione di un fregio antico sezionato e rimontato in un impossibile nodo anatomico e alcuni dipinti su rame in cui di nuovo si complicano codici linguistici e visioni tra figurazione e sua negazione.

Al piano terra della Villa è invece presentata un’antologia di opere significative presenti in alcune delle principali mostre realizzate dalla Galleria in anni recenti: da “Work against Nature” di James Brown, a “The voices of silence and the paths of freedom” e  “The big white sleep” degli artisti sudafricani Willie Bester e Conrad Botes e “Miserere”, omaggio a Georges Rouault.

 
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