martedý 17 settembre 2019
 
 
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Massimo Spigarelli

“l’Intervista  a  Massimo Spigarelli”
  a  cura  di   Loredana  Cinti
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1.Vive l’Arte come “Professione” o come “Passione” ?
Senz’altro come passione, dal momento che la mia attività professionale ormai da diversi anni si colloca nel campo della gestione urbanistica e della tutela ambientale.
Comporre in forma libera con le mani rappresenta per me una sorta di recupero di sensazioni primordiali “in corso di estinzione”, scampoli di momenti creativi compensativi di un quotidiano scandito dal rapporto con il computer.
Certo, ci si può rapportare al mezzo informatico con grande fantasia, ma lo schermo luminoso costituisce comunque un’esperienza percettiva fondamentalmente diversa rispetto all’utilizzo di materiali nello spazio tridimensionale, con colori e tessiture illuminate dalla luce naturale.

2.Da dove proviene la sua ricerca ed in quale direzione si sta rivolgendo ?
Pur avendo approfondito aspetti della storia dell’arte, ed in particolare i vari movimenti artistici del ‘900, durante gli studi effettuati presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, sono di fatto un autodidatta.
La mia “ricerca” quindi non è inquadrabile in un percorso artistico ben strutturato; per ora si limita sostanzialmente a sperimentare in modo “intuitivo” rapporti tra linee, superfici, tessiture, ombre, confermando il “quadro” nella la sua dimensione “domestica” , oggetto “amico” dei nostri ambienti quotidiani.
Nelle composizioni è ricorrente il ricorso alla stratificazione dei segni distribuiti su diversi piani sovrapposti.

3.Nella sua vita, è l’Arte l’espressione più giusta per comunicare ? … E attraverso questo modo di esprimersi, è riuscito/a a dare delle risposte alle problematiche della vita ?
Nel mio caso, considerando l’entità per ora limitata sia delle opere prodotte che delle “uscite pubbliche”, siamo di fronte ad una specie di “prime prove tecniche di trasmissione“…, “tentativi di comunicazione visiva” .

4.Ritiene che tra le sue opere ce ne sia una in particolare, più significativa ?
Una composizione che ho realizzato alla fine dell’estate del 2007 : “Segni dalla Tuscia”. E’ il risultato di una piccola storia: da un materiale, la sabbia di origine vulcanica raccolta durante un viaggio in Etruria, nasce la necessità di creare un “contesto” nel quale inserire alcuni segni caratterizzati dai granelli dotati anche di un proprio luccichio; ne nascono diagonali ed incisioni integrando la sabbia con ramoscelli, frammenti di quarzo bianco (recuperati da scogliere frangiflutti) nonché una miscela di segatura-colla vinilica-stucco-acrilico; l’unica composizione a dominante grigio-nera per ora realizzata. E’ stato un’assecondare la casualità delle circostanze: i segni , le tessiture, i materiali utilizzati non sono stati cercati in funzione di un’idea compositiva iniziale; al contrario da un casuale incontro con un materiale “simbolo” di un territorio, ne è scaturita un proposta compositiva per “creare un luogo” ispirato allo stesso “materiale guida”.

5.C’è un’opera d’arte, non sua, che ha rappresentato per lei un importante riferimento ?
Vorrei citare le opere di Orlando Tisato, artista di origine veneta ed operante a  Spello ormai da molti anni. Nell’estate del 1986 ho avuto modo di ammirare alcune sue “composizioni” -anni ’80 in una bella mostra a Spello; Circa vent’anni dopo nell’estate del 2006 e la primavera del 2007, tornando nel centro umbro in occasione della notissima infiorata, ho avuto l’occasione di conoscerlo e scambiare “quattro chiacchiere” di grande interesse, incontrandolo sulla soglia del proprio studio ricavato in una antica cappella.
In due parole, mi affascina la grande creatività e la sensibilità nel comporre tessiture tridimensionali, nell’accostare materiali poveri e colori, in un passaggio sfumato tra pittura e scultura. (vedi foto allegate)

6.Considera l’Arte fine a se stessa, o crede che possa anche avere una funzione sociale,  quindi  un linguaggio ed  un mezzo per poter cambiare  la realtà  delle cose?
La funzione sociale permea tutte le svariate forme delle arti figurative: attraverso di esse tutti noi possiamo esprimerci utilizzando un linguaggio intuitivo comune a tutte le culture. La “voglia” di creare “con le mani” andrebbe riscoperta con più entusiasmo, coinvolgendo giovani e meno giovani. E’ emblematico constatare come molti artisti si siano scoperti tali in età avanzata, magari frequentando corsi di pittura “amatoriali”. Una “certa dose” di sensibilità artistica e potenzialità creativa è nascosta in ciascuno di noi; possono rimanere nascoste per anni o rivelarsi con entusiasmo, in relazione agli stimoli provenienti dall’ambiente in cui viviamo, allo scambio di informazioni, ai contatti umani,…;

7.Che cosa ne pensa dell’Arte Contemporanea ?
Una prima riflessione: nonostante le molteplici ricerche figlie delle avanguardie storiche, le nostre città sono sostanzialmente povere di opere d’arte contemporanea. A causa degli “eccessi del mercato”, del modo di amministrare gli interessi pubblici, dell’insufficiente dialogo tra urbanistica-architettura ed arti figurative, ci ritroviamo scuole, stazioni, altri edifici pubblici, piazze, parchi ...., dove le rappresentazioni pittoriche e/o le sculture trovano una collocazione del tutto episodica.
Una seconda riflessione: nell’attuale massima possibilità-libertà espressiva nella quale si combinano le diverse tecniche e i diversi linguaggi, potrebbe per contrasto rivelarsi una difficoltà nell’individuare nuovi ed interessanti messaggi per le variegate comunità contemporanee. “Che cosa” rappresentare e “per chi”, “il farsi capire…”, spesso racchiude una difficoltà-complessità maggiore rispetto al “come rappresentare”.
E comunque ritengo che tutte le tendenze, tutte le sperimentazioni nei possibili graduali passaggi tra fotografia-grafica-pittura-scultura ed anche artigianato artistico, abbiano ragione di esistere, proprio per la grande varietà dei possibili fruitori, ciascuno con la propria sensibilità e patrimonio culturale.
Una costante irrinunciabile: che il “gioco dei segni” provochi comunque delle sensazioni come la sequenza di note nell’esperienza musicale. L’approccio immediato “attraverso i sensi” deve prevalere sulla “riflessione concettuale”. Si dovrebbe provare piacere ad osservare un quadro di Kandinskij anche senza conoscere nulla dell’autore e del suo tempo.

8.Può parlarci del suo Studio d’Arte ?
Non possiedo un mio studio d’Arte, in questi tre anni nei quali sono riuscito ad avere una certa continuità nel produrre delle opere, ho utilizzato prevalentemente lo “spazio minimo” di una piccola soffitta sopra il mio appartamento ad Ancona. Nel corso del 2009 probabilmente potrò disporre di uno spazio un po’ più grande nella nuova abitazione di Agugliano.


Ancona 25 gen 2009

 
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