lunedý 24 giugno 2019
 
 
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Anima Mundi di Bill Viola
Anima Mundi di Bill Viola

La mostra di Bill Viola, dal titolo Anima Mundi, si svolgerà fra il 22 maggio, giorno di inaugurazione di Poiesis, e il 5 giugno 2009 allo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù a Fabriano. In mostra 4 installazioni dal titolo: Four Hands (in prestito da un collezionista privato), Observance, Man of Sorrows e Surrender (tutte in prestito dallo Studio dell’artista)


Four Hands [Quattro mani], 2001

Video in bianco e nero proiettato in polittico, su quattro schermi piatti a cristalli liquidi montati su una mensola

22,9 cm x 129,5 cm x 20,3 cm; 23 minuti

Interpreti: Kira Perov, Bill Viola, Blake Viola, Lois Stark

Su quattro piccoli schermi piatti, montati su una mensola, compaiono immagini in movimento di quattro paia di mani, girate con una telecamera low-light in bianco e nero. Sono le mani di un ragazzino, di una donna e di un uomo di mezz’età, di una donna anziana; le vediamo mentre compiono con lentezza e determinazione una serie di gesti predefiniti. Sono gesti al tempo stesso familiari e strani, derivati da una quantità di fonti, dai mudra buddisti alle tavole chirologiche inglesi del Seicento. Con il simbolismo dei loro movimenti, tre generazioni di mani – figlio, madre e padre, nonna – tracciano una linea temporale in cui sono comprese sia le azioni parallele dei singoli nel momento presente, sia i movimenti più ampi, legati alle diverse fasi della vita umana.


Observance [Osservanza], 2002

Video a colori ad alta definizione proiettato su schermo al plasma montato a parete

120,7 cm x 72,4 cm x 10,2 cm; 10.15 minuti

Interpreti: Alan Abelew, Sheryl Arenson, Frank Bruynbroek, Carol Cetrone, Cathy Chang, Ernie Charles, Alan Clark, JD Cullum, Michael Irby, Tanya Little, Susan Matus, Kate Noonan, Paul O’Connor, Valerie Spencer, Louis Stark, Richard Stobie, Michael Eric Strickland, Ellis Williams

Un flusso costante di persone avanza verso di noi. Ciascun soggetto si sofferma all’inizio della fila, sopraffatto dall’emozione, tenendo lo sguardo fisso su un oggetto ignoto, invisibile, appena al di sotto del bordo dell’inquadratura. Sulla scena aleggia un senso di solennità e dolore. A volte i singoli personaggi, passando, si toccano appena o scambiano una rapida occhiata. Le coppie si confortano reciprocamente, in un lutto condiviso. Tutti sono accomunati dal desiderio di arrivare in testa alla fila per entrare in contatto con quel che vi si trova; una volta compiuto questo gesto solitario, tornano in fondo alla fila per far posto agli altri.


Man of Sorrows [Uomo dei Dolori], 2001

Video a colori su LCD piatto

49.2 x 38.1 x 15.2 cm (19 3⁄8 x 15 x 6 in.), 16 minuti

Interprete: John Fleck

Man of Sorrows è il ritratto dell’incontro individuale con il dolore e la perdita.

Come le tradizionali icone religiose della Mater Dolorosa o del Cristo sofferente (chiamata tradizionalmente “Uomo dei Dolori”), l’immagine di un uomo in lacrime è presentata su di un piccolo e piatto schermo portatile. L’uomo è rappresentato nella inquadratura convenzionale dei ritratti a mezzo busto e il display sul pannello fornisce una finestra privilegiata su di intimo e privato momento di estrema angoscia. Per tutta la durata della sequenza, egli sta immerso in un mondo di dolore. Onde di emozioni si aprono e si rivelano gradualmente e sottilmente attraverso il viso dell’uomo, le sue azioni sono ulteriormente rallentate ed espanse nel lasso di tempo della durata del playback.

Essendo l’immagine a ciclo continuo, ripetendo la sua continua sofferenza, l’uomo rimane in uno stato di lacrime perpetue e di eterna tristezza.


Surrender [Arrendersi], 2001

Video a colori proiettato in dittico su due schermi al plasma montati in verticale sulla parete

204,2 cm x 61 cm x 8,9 cm; 18 minuti

Interpreti: John Fleck, Weba Garretson

Surrender è un dittico composto da due schermi piatti al plasma, montati sulla parete in verticale, uno sopra l’altro. Su ciascuno schermo compaiono separatamente le immagini di un uomo e di una donna, che si spostano alternandosi sullo schermo superiore e su quello inferiore ogni volta che il playback viene ripetuto. Le figure si vedono dalla vita in su, mentre le immagini proiettate sullo schermo inferiore sono capovolte, il che fa pensare che l’immagine superiore sia riflessa come in uno specchio. L’uomo e la donna compiono tre prostrazioni sincronizzate, che sono eseguite con intensità emotiva e durata sempre crescenti. All’inizio sembra che il movimento li porti ad avvicinarsi fisicamente l’uno all’altra, come se volessero abbracciarsi o baciarsi; ma dalle loro mosse si comprende che sotto, al margine dello schermo, è presente una distesa d’acqua, in cui le due figure arrivano fisicamente a immergersi a faccia in giù. Mentre si risollevano sembrano colti da dolore e angoscia crescenti, che sembrano seguire l’andamento delle increspature da loro stessi provocate sulla superficie dell’acqua. Quando le immagini del loro corpo cominciano a loro volta a frantumarsi in forme increspate e oscillanti, diventa chiaro che quell che vedevamo era fin dall’inizio il loro riflesso sullo specchio d’acqua e non i corpi veri e propri. Ogni volta che entrano nell’acqua questa “immagine di un’immagine” diventa più violenta e distorta, finché si arriva a un culmine di intensità fisica ed emotiva e le forme visibili delle due figure si disintegrano in schemi astratti di luce e colore puri.
 
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/ANNO / 2009
AUTORE / Gabriele Lucci
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