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Falconara Marittima (AN) - dal 5 dicembre 2009 al 15 febbraio 2010
Carlo Cecchi - La testa francese
CENTRO DOCUMENTAZIONE ARTE CONTEMPORANEA - PALAZZO PERGOLI
Il giorno 5 dicembre 2009, presso il Centro d’Arte Contemporanea, Palazzo Pergoli di Falconara M.ma, si inaugura la mostra personale del pittore Carlo Cecchi.
L’artista ha realizzato per l’occasione una serie di dipinti a olio ispirata a M. Robespierre, nei quali appaiono forme di oggetti, di figure e di elementi di natura che l’artista mette in una relazione immaginaria o improbabile con la figura del rivoluzionario francese.
Il tema dell’ambiguità, caro a Carlo Cecchi, in questa mostra si concretizza nella rappresentazione di elementi apparentemente estranei al personaggio tuttavia decisamente simbolici ed enigmatici come a voler rappresentare elementi passati, presenti e futuri che accompagnano la vita e la contraddizione che attiva spesso il senso dell’esistere.
Pertanto queste opere non sono depositarie di messaggi finiti o predefiniti, ma vogliono essere portatrici sane di valori umani. Allora i quadri accordano effigi aristocratiche e cose abituali di richiamo industriale in una compressione fluida che visita il tempo per tempo,
“(…) una serie di opere di Carlo Cecchi nasce sempre da un’idea fuori dai confini consueti, dalle strade già tracciate. Nasce – di solito - da un percorso di ricerca che non rappresenta per lui un lavoro. È suggestione e struggimento. È un sentirsi punto da qualcosa capace di smuovere dentro e di favorire l’azione creativa, il personale attivante fabrile. Spesso il pretesto è tratto dalla letteratura. Come in questa occasione quando a Carlo - per caso, come sempre le cose migliori succedono - è capitato di incontrare il libro di memorie di Charlotte Robespierre, sorella del più famoso Maximilien. Da qui ha cominciato a segnare, formare, procedere – come bene sa fare – per associazioni di immagini. Perché il suo è da tempo un lavoro narrativo, intriso per scelta d’autobiografismo nella sicura convinzione che questo oggi sia l’unico spazio possibile di espressione” (G. Tinti)
Testa francese
La spina è la legge di dover rispondere
Maximilien de Robespierre
“La spina è la legge di dover rispondere” diceva Robespierre improvvisando durante una serata nell’eccentrico circolo letterario e musicale «Rosati». È così che rispose nel 1785 prima del periodo del Terrore. Rispose forse meglio e con più prontezza di come avrebbe fatto una qualsiasi altra - vera – intellettuale - testa francese. Rispose – provocato, com’era in uso nel circolo, a ribattere a dei versi già indicati in un diploma rosa, profumato di rosa e con un timbro a forma di rosa - con questa canzone:
“Nei mazzi che mi offrite – con la rosa, vedo la spina – e, quando fate le mie lodi, - i vostri versi scoraggian la mia prosa. - Tutto ciò che mi avete detto di simpatico – signori – ha diritto di turbarmi. – La rosa è il vostro complimento. – la spina è la legge di dover rispondere, - la spina è la legge di dover rispondere”.
Viene fuori quindi un Robespierre problematico, intellettuale, amante delle donne, un rivoluzionario profondo, complicato. Una figura irriducibile rispetto all’idea che si ha di lui. Una figura che va al di là delle semplificazioni consuete (come il considerarlo un taglia teste o un ghigliottinatore) e di tutto quanto di lui comunemente si è soliti credere.
D’altronde una serie di opere di Carlo Cecchi nasce sempre da un’idea fuori dai confini consueti, dalle strade già tracciate. Nasce – di solito - da un percorso di ricerca che non rappresenta per lui un lavoro. È suggestione e struggimento. È un sentirsi punto da qualcosa capace di smuovere dentro e di favorire l’azione creativa, il personale attivante fabrile. Spesso il pretesto è tratto dalla letteratura. Come in questa occasione quando a Carlo - per caso, come sempre succede - è capitato di incontrare il libro di memorie di Charlotte Robespierre, sorella del più famoso Maximilien. Da qui ha cominciato a segnare, formare, procedere – come bene sa fare – per associazioni di immagini. Perché il suo è da tempo un lavoro narrativo, intriso per scelta d’autobiografismo nella sicura convinzione che questo oggi sia l’unico spazio possibile di espressione.
In questa serie viene fuori quindi un Robespierre problematico, degno di una indagine storica approfondita, di un interesse particolare e chissà se revisionista. Ma è solo uno dei tanti aspetti e sensi che la mostra ci suggerisce. Perché per Carlo questa non nasce da un voler rappresentare biografico, da un centrare il proprio lavoro su di un personaggio della storia.
Robespierre in realtà – anche lui come lo spunto narrativo desunto dal libro della sorella – costituisce un pretesto per ragionare di sé, del mestiere dell’artista, della storia dell’arte.
Capita allora - preso da irruente visione - di voler vedere accostati i volti riconoscibili del rivoluzionario francese e di Paul Gauguin, sottili metafore oggettuali del Terrore a citazioni di campiture di colore oppure a volti e corpi di donne. Questa obliquità del procedere creativo è la vera, autentica – originale - misura di Carlo.
La consapevole leggerezza del raccontare che deriva da questa sua posizione, lo porta a compiere una operazione per me attuale e di grande importanza, necessaria: la rivitalizzazione dei simboli quotidiani e dei percorsi nascosti. Un’operazione che diremmo pop se non fosse – appunto – per tutto questo lirismo che trasuda dalle sue immagini, che nasce da questi accostamenti, che cresce come suggestione provata. Non c’è la freddezza della contemporaneità, dei suoi palazzi, delle sue questioni, della sua gente. Non c’è perché Carlo vive lontano da tutto ciò, sogna diverso e tenta il recupero di un mondo che non si sa più. Con in testa fissa la Francia e la sua Rivoluzione, la Francia e il suo aristocraticismo, la Francia con la sua “r” moscia, le sue “viennoiseries”, le sue “madeleines”. Le sue teste. Amate. Odiate. Cercate. Gauguen, Proust, Artaud, Balzac, Barthes, Céline. Baudelaire. Quante altre. Quante sono. Tutte teste sofisticate, difficili, ispiratrici. Tutte - meno male che sono esistite e che esistono ancora ci dice con questa mostra Carlo - teste francesi.
Gabriele Tinti
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